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Adelaide Ciotola: le Iene scoprono truffa ma la famiglia smentisce

Dovrebbe andare in onda questa sera a Le Iene un servizio che sta facendo molto discutere e che ha portato all'apertura di un'indagine da parte della Magistratura e della Guardia di Finanza.

Si tratta del servizio su Adelaide Ciotola, bambina che commuove l'Italia da anni e per la quale sono stati raccolti fondi per permetterle di avere accesso a cure molto costose da eseguirsi in Texas.

La Iena Luigi Pelazza ha scoperto, dopo le segnalazioni da parte di persone diffidenti, che in realtà quei soldi non sono mai stati impiegati per le cure della bambina la quale, stando a quel che sostiene la Magistratura supportata dall'Ospedale Gaslini di Genova, non sarebbe affetta da sindrome del lobo sinistro.

Il servizio è stato immediatamente contestato dalla famiglia Ciotola che ha chiamato in causa un legale il quale ha dichiarato: 'la piccola Adelaide è in questi giorni già fortemente provata dai commenti dei compagni di scuola per quanto sta avvenendo su numerosi social network e quanto pubblicato su diverse testate giornalistiche in tutta la penisola'.

'Al di la di quelli che saranno gli eventuali esiti giudiziari della vicenda', scrive l'avvocato Sergio Pisani nel ricorso, 'l'unica innocente vittima di una eventuale messa in onda del servizio televisivo in oggetto, sarebbe la piccola Adelaide e dopo nessuna trasmissione e/o rettifica potrà far riprendere la minore da un trauma simile'.

Per questo i Ciotola hanno diffidato Le Iene dal trasmettere il servizio che 'conterrebbe addirittura notizie allo stato coperte da segreto d'ufficio'.

Il legale aggiunge che la documentazione medica allegata al ricorso 'comprova la veridicità dello stato di salute della minore e pertanto sussiste, al momento, anche il fumus del reato di diffamazione a mezzo stampa' visto che 'non abbiamo mai detto che la bambina era in fin di vita e lo si evince benissimo dalle trasmissioni televisive in cui la stessa ha una vitalità fuori dalla media. Non abbiamo mai truffato nessuno. I soldi raccolti sono depositati su un fondo e saranno utilizzati per accertare la diagnosi fuori dall'Italia'.

Se la storia è o meno una bufala saranno, adesso, i magistrati ad accertarlo.

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