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Amadeus a Excite.it: "E’ la mia seconda giovinezza ma non vivo per il successo. Sanremo con Fiorello e Jovanotti? Corro in Liguria"

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“Ero sceso dalla giostra, un passo dal non rientrare più. Ho avuto paura che la mia vita professionale fosse finita, questa è la mia seconda giovinezza”. Si è appena conclusa una lunga chiacchierata con Amadeus, l’orologio segna le diciannove e quaranta di un sabato sera e mi viene in mente una storica frase di Nelson Mandela: “Non giudicatemi per i miei successi ma per tutte quelle volte che sono caduto e sono riuscito a rialzarmi.” La battuta pronta per stemperare, la bugia che gli ha cambiato la vita, il tono familiare, la disponibilità al confronto e il grande rispetto per i colleghi. Quarantatre programmi, trentadue anni di carriera, chiacchiera e senti il peso della gavetta, la consapevolezza di un lavoro che indossa con semplicità. E’ tempo di bilanci di fine anno, un 2015 da incorniciare tra i successi di Reazione a Catena, Mezzogiorno in famiglia e Stasera tutto è possibile.

Dal punto di vista professionale è stato un anno molto positivo, tutto ciò che hai fatto è stato un successo. La Rai ha deciso di premiarti affidandoti L'Anno che verrà per accompagnare il pubblico di Rai1 nel 2016. Che serata dobbiamo aspettarci?

“È il primo anno che lo faccio, per me è una novità. Il Capodanno di Rai1 è sempre uno degli obiettivi perché è istituzionale e quando vai a casa degli italiani sono tutti sintonizzati. Sono molto contento di trovare due persone che conosco bene Rocco Papaleo e Claudio Lippi, essere in tre sul palco è una cosa inedita che mi diverte molto. Al di là degli ospiti cercheremo di far divertire il pubblico senza prenderci sul serio.”

Lo scorso anno non è andata benissimo ad Insinna con il successo di Gigi D'Alessio su Canale 5. La concorrenza ripete l'esperimento, che aspettative auditel hai?

“Lo scorso anno era a Rovaniemi da Babbo Natale e non l’ho visto ma sono contento che ci sia concorrenza. È giusto che ci sia un Capodanno pensato anche da Canale 5 con Gigi D’Alessio, non mi preoccupo perché io faccio il mio sperando di creare un clima di gioco e divertimento. Se poi andrà meglio o peggio non lo so, non ci ho proprio pensato. Per carattere sono convinto che se fai un prodotto valido e alla gente piace il tuo successo lo hai già avuto.”

Il vero successo dell'estate è stato Reazione a Catena che ha migliorato i suoi ascolti superando a volte anche il 30% di share e battendo sempre la concorrenza del Segreto. Il format è fortissimo ma tu hai aggiunto equilibrio e divertimento senza strafare, secondo te perché piace così tanto?

“E’ un programma che ha una formula forte e se la macchina ha una base solida poi il pilota ci può mettere del suo. C’è uno che rischia di più in curva, un altro è più prudente insomma ognuno ci mette del suo. Reazione a Catena ha un gioco di parole ben assemblato che permette a tutti di giocare, ti aggancia e si fa seguire dall’ inizio alla fine. Non è solo un gioco culturale perché permette ad ognuno di dire la sua, a tutto questo ho aggiunto il mio modo di vedere il quiz con divertimento e ritmo. Me lo sono vestito addosso perché mi piace fare così con tutti i format e lo vesto mentre lo faccio.”

Perché un programma così forte viene relegato solo al periodo estivo?

“E’ una bella domanda, ti potrei dire che il programma invernale, L’Eredità, dopo tanti anni continua a funzionare. La Rai ha in questo modo per dodici mesi ascolti alti nel preserale, detto questo io sarei curioso di testare Reazione a Catena anche d’inverno.”

Magari in una fascia oraria diversa come accade in altri paesi europei?

“Potrebbe anche se credo che un quiz del primo pomeriggio dovrebbe avere delle caratteristiche completamente diverse dal preserale. Se invece parli di un doppio preserale invece potrei trovarlo interessante anche se negli altri paesi i format durano molto meno. Se l’idea fosse mettere prima Reazione a Catena e poi L’Eredità o viceversa ci credo. Alle due del pomeriggio può essere un azzardo o magari può funzionare, a quell’ora ci vedo un format magari con la musica dove il quiz sia il pretesto. Sono d’accordo con te che a quell’ora ci possa essere un gioco non so se è giusto che ci sia un gioco che è già conosciuto e apprezzato come preserale.”

Hai usato per tutte le puntate la stessa giacca, i budget sono così ridotti o sei scaramantico?

“E’ una cosa che faccio quasi sempre, anche in Stasera tutto è possibile ho usato la stessa giacca.”

Il tempo di lavarla immagino…

“(Ride, ndr) Certo oppure me ne faccio fare di più ma uguali. Battute a parte, mi piace avere una divisa perché la divisa fa parte della scenografia. Questo è uno spunto dall’estero, è un vezzo che amo fare e di solito lo faccio.”

Lasceresti Reazione a Catena per tornare alla conduzione de L'Eredità?

“No, non lascerei Reazione a Catena a meno che non mi venga chiesto dalla rete. E’ ovviamente l’azienda che decide per quanto tempo farmi condurre un programma, se dipendesse da me non lascerei questo quiz amato, forte e che ha tanto da dare. In genere non mi piace tornare indietro a fare cose già fatte ma dovessero chiedermi di tornare a L’Eredità lo rifarei solo cambiandola completamente e adattandola alle mie corde. Io l’ho portata in Italia nel 2002 in Rai e ho dato una mia personalizzazione, Carlo ha fatto la sua Eredità, dovessi tornare io farei la mia Eredità che probabilmente sarebbe diversa da quella fatta in passata.”

Pochi sanno che Caduta Libera, il quiz condotto da Gerry Scotti su Canale5, è stato testato da te per la Rai che ha scelto però di non produrlo. Ti è dispiaciuto vederlo altrove?

“No, mi sarebbe dispiaciuto vederlo all’interno della Rai con un conduttore diverso ma in un’altra azienda no. Sono contento perché so che la mia versione è stata vista ed è piaciuta a Mediaset, mi piace fare le puntate zero dei programmi mi diverte molto.”

Dal quiz all'intrattenimento, Stasera tutto è possibile è la rivelazione dell'autunno televisivo. L'ultima puntata ha chiuso con 3 milioni di telespettatori e quasi il 13% di share. Un format semplice ma divertente, il pubblico vuole ridere?

“E’ stata una bella scommessa di Angelo Teodoli, un direttore che apprezzo molto. Quando mi ha proposto questo programma qualcuno diceva che era una follia venendo dal successo di Reazione a Catena e andando su Rai2 ai primi di settembre con poca distanza. Amo rischiare se credo in un progetto, può andare bene o può andar male ma il rischio fa parte del mio mestiere. Il programma lo avevo visto in Francia, l’avevo trovato fortissimo, ridevo senza conoscere gli ospiti e mi sono detto che mi sarebbe piaciuto condurlo in Italia. Dopo quattro anni Teodoli me lo ha proposto e ho fatto un salto dalla sedia. La prima puntata aveva ottenuto il 7% perché il prodotto era nuovo, senza giurie e gare ma solo un gruppo di amici che giocano ad alcune cose semplici e altre complesse come La stanza inclinata, una genialata.”

Ha l’età media più bassa dei programmi di Rai2, lo sapevi?

“E’ una cosa che ho percepito in giro anche semplicemente portando mio figlio a scuola, i bambini erano pazzi di questo programma.”

Ti aspettavi che gli ascolti quasi raddoppiassero con il passare delle settimane?

“No, io sono uno che vola basso magari dentro me lo auguro ma non sono uno che dice andrà così o in un altro modo. Sono curioso di vedere la reazione della gente però ero sicuro che era un programma che poteva piacere al pubblico italiano, avrei firmato per avere l’8% di share invece ha chiuso quasi al 13%.”

Alla presentazione dei palinsesti era stata annunciata la conduzione di Gigi e Ross, li hai sentiti?

“No, in questo lavoro succede. Altre volte sarà capitato a me, qualcuno avrà fatto il mio nome e non è andata. Sicuramente Gigi e Ross avranno altre mille occasioni per far vedere che sono bravi.”

Quando tornerà in onda ed è ipotizzabile un trasferimento su Rai1?

“Tornerà in onda nel 2016 ma non so quando, dubito in primavera, e non so per quante puntate. Su Rai1 non ti so dire, vedremo cosa accadrà.”

Nel 2009 sei rientrato dalla porta di servizio per condurre Mezzogiorno in famiglia, la critica lo ha bollato da anni come programma "geriatrico". Questa cosa ti infastidisce?

“Io penso che un presentatore debba essere trasversale, il più grande complimento che mi possono fare è dirmi che posso piacere sia ai bambini che alle nonne. Non ho fatto questo lavoro per essere di nicchia anche quando lavoravo come deejay Claudio (Cecchetto, ndr) mi diceva ‘Tu sei proprio il bravo presentatore’ inteso come uno che piaceva a pubblici diversi. Sono felice di piacere ai bambini se faccio Stasera tutto è possibile e di piacere alle nonne se faccio Mezzogiorno in famiglia perché il mio lavoro è questo e sono fiero di essere nazionalpopolare, voglio parlare a tutti”.

Parlavi di Cecchetto, quando ti sei proposto a lui hai mentito dicendo che facevi il doppiatore e che vivevi a Milano. Quel ragazzo ha fatto una lunga gavetta e poi ha vissuto grandi successi, hai paura possa finire tutto all'improvviso?

“Quando ho iniziato era impensabile che un ragazzo di provincia senza raccomandazioni potesse arrivare a lavorare in Rai e quando lo dicevo a 17 anni mi prendevano per pazzo. Ho detto qualche bugia, ho rotto le scatole e tante cose sono capitate. Arrivi a un punto in cui ti ritrovi nel preserale con boom di ascolti e pensi che mai possa capitarti il periodo buio e che tutto possa finire. Quando invece mi è successo, quando ho vissuto un periodo nero quello mi è servito tantissimo perché ho capito che ero a un passo dal non rientrare. Ero sceso dalla giostra e il posto non c’era più. A 46 anni ho avuto paura che la mia vita professionale fosse finita ma siccome sono ottimista e testardo non temo il rischio. Mio padre era un istruttore di cavalli e mi ha insegnato che quando cadi da un cavallo devi risalire subito, se non cadi vuol dire che vai piano ma se vuoi prenderti qualche rischio inevitabilmente qualche volta con il culo per terra ci devi finire. Mi sono detto che dovevo tornare su quella giostra ripartendo da zero anche dalle feste di piazza se serviva. Io quel momento di paura l’ho visto, oggi mi sento più tranquillo perché sono più consapevole. Molti dicono che questa è la mia seconda giovinezza forse è vero, quel momento mi è servito a raddoppiare l’entusiasmo poi se tra dieci anni non mi vorranno più pazienza.”

Mi dai la sensazione di uno che vive il successo e l'insuccesso con la stessa sorprendente normalità.

“E’ vero, io amo profondamente il mio lavoro ed è forse l’unica cosa che so fare nella mia vita. Era quello che sognavo da quando avevo quindici anni. Ancora oggi quando vedo Johnny Dorelli, ero un suo fan, mi fa effetto. Mi ha chiamato per farmi i complimenti di Reazione a Catena e io avrei voluto registrare quella telefonata. Non ho l’atteggiamento di uno che si è abituato a questo mondo ma ho l’atteggiamento di uno che ha avuto la fortuna di nascere con la tv in bianco e nero. Fuori da questo lavoro ho una vita fatta da persone a cui voglio bene e che mi vogliono bene, non posso fare in modo che questo lavoro distrugga tutto quello che ho. Se domani non dovesse essere più così farei in modo di creare un’altra vita e sarei felice comunque perché ho realizzato ciò che volevo. Certo uno può sognare di fare Sanremo o il sabato sera di Rai1, non li farò mai ma non è detto perché sono ancora giovane (ride, ndr)”.

Qual è la prima cosa che pensi quando si spegne la luce rossa della telecamera?

“Penso che mi sono divertito, do valore a quello che sto facendo. Penso caspita sto parlando a milioni di persone, sono troppi. Non mi adatto, non lo do per scontato e sento la responsabilità di chi entra nelle case della gente. Ho il dovere di essere sempre felice, i problemi miei me li devo risolvere a casa mia perchè la mia faccia in onda deve essere felice perché faccio spettacolo.”

Tu sei molto amico di Fiorello, alcuni criticano la sua scelta di non tornare in tv. A differenza sua tu sei spesso in onda, chi fa questo lavoro non ha il dovere di mettersi in gioco?

“Conosco Fiorello dal primo giorno che è arrivato a Milano ma va fatta una distinzione perché lui è il più grande showman che abbiamo in Italia ed è veramente un talento allo stato puro. Faccio un esempio calcistico, io posso essere il Zanetti della situazione lui è Messi, siamo un’altra cosa e poi ognuno ha il proprio carattere. Io sono il presentatore che deve andare sulla quotidianità lui proprio perché è uno showman va su cose diverse che può anche essere l’edicola alle sei del mattino. Le cose che lui fa hanno un sapore particolare ed è giusto che lui segua il suo istinto, lo conosco come fosse mio fratello e so che in lui l’istinto deve comandare su tutto perché deve avere la felicità di fare quello che si sente di fare. Ogni tanto gli dico che se in un’altra vita mi dovessero chiedere di fare Sanremo io veramente andrei un minuto dopo citofonerei a casa sua per farlo insieme.”

Davanti al bivio triplete dell’Inter e Sanremo con Jovanotti e Fiorello cosa sceglieresti?

“Il primo triplete l’ho visto per il secondo posso pure aspettare, se mi propongono Sanremo con Jovanotti e Fiorello corro in Liguria (ride, ndr).”

Hai condotto quarantatre programmi, da quiz a varietà alla domenica pomeriggio. C’è una cosa che non hai fatto e che ti piacerebbe fare?

“Mi piace fare il varietà, il quiz ci sono capitato per caso e me ne sono innamorato, i programmi comici mi divertono. So per certo cosa non potrei fare, io non mi vedo proprio in un salotto o in un talk.”

Siamo in una fase televisiva in cui tutto sembra tornare: Karaoke, Rischiatutto e DopoFestival. Ti piacerebbe tornasse il Festivalbar o in fondo ci sono già dei piccoli cloni in giro?

“Far tornare una cosa è sempre rischiosa, devi avere la capacità di riadattarla al gusto di oggi. Quando c’era il Festivalbar tutti i più grandi cantanti erano lì e c’era un grande uomo che era Vittorio Salvetti che non faceva il programma in quanto contenitore pubblicitario ma metteva la musica al primo posto tutto rigorosamente in playback perché diceva che doveva essere un juke box estivo. Nel 2015 dove tutto è live, dove ci sono i talent, dove tutti cantano bisogna vedere se gli artisti che vengono ad esibirsi in playback il pubblico lo apprezzerebbe ancora o meno. Quindi non so se è meglio ricordare il Festivalbar in quanto tale ma so per certo che il Festivalbar era Vittorio Salvetti.”

Chiudiamo con un giochino semplice, io inizio la frase tu la continui. Quando guardo Carlo Conti condurre L'Eredità penso...

“Porca miseria, io pensavo che dopo un anno sarebbe finita e invece è ancora lì e non finisce più. (Ride, ndr)”

Quello che non sopporto del mio lavoro è…

“E’ difficile questa domanda, forse quello che non sopporto sono quelli che parlano alle spalle, diffido degli ambienti in cui ci si abbraccia e bacia molto.”

Se ce l’ho fatta devo dire grazie a…

“A tutte le persone che ho incontrato che mi hanno dato una chance.”

Giovanna ti dice che parteciperà a L'Isola dei Famosi, tu le rispondi...

“Ma che sei matta?”

Per il 2016 vorrei…

“Vorrei che tutto quello che è accaduto nel 2015 si ripresentasse magari con una cosa in più, una sorpresa che lascio al fato.”

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