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Il pomodoro di Pachino e l'appello al boicottaggio

Nel corso del programma pomeridiano 'Bontà loro' di Maurizio Costanzo, in onda su Rai Uno, il conduttore della trasmissione 'Occhio alla spesa', Alessandro Di Pietro, ha affermato: 'La filiera del pomodoro di Pachino è in mano alla mafia, va boicottato'. Parole secche e precise che, come è facile immaginare, hanno solevato un gran polverone.

Il presidente dell'Associazione Movimento Consumatori del Sud, Michele Di Pietro, ha spiegato che l'appello al boicotatggio del pomodoro di Pachino, lanciato dal conduttore Rai, nasce da da un'intervista del procuratore antimafia Pietro Grasso. Grasso in più di un'occasione ha affermato che quel tipo di prodotto viene trasportato dal sud della Sicilia al mercato di Fondi, a Latina, per essere confezionato e poi trasferito nuovamente in Sicilia per la distribuzione nei grandi magazzini. A quanto pare, il mercato di Fondi è al centro di diverse indagini antimafia e i passaggi forzati farebbero lievitare i costi al consumo fino a undici volte il prezzo alla produzione.

Il presidente dell'Associazione Movimento Consumatori del Sud ha però anche aggiunto che dalla rappresentazione della realtà emersa dall'intervista al procuratore Grasso, si è passati ad un'interpretazione soggettiva che ha indotto i due conduttori Rai a consigliare di non acquistare i pomodori di Pachino.

In un atto extragiudiziale inviato a viale Mazzini, il presidente dell'Associazione ha scritto: 'E' inconcepibile che dalla tv pubblica giungano appelli alla distruzione di un sistema economico fatto da migliaia di piccoli produttori e quattordici cooperative che, puntando sulla eccellenza e unicità di un prodotto, hanno reso il ciliegino Igp sinonimo di qualità apprezzato in tutto il mondo. Simili iniziative sono accettabili solo quando l'allarme viene dato dalle istituzioni pubbliche preposte alla lotta contro la criminalità organizzata e solo dopo avere attentamente controllato la notizia crimis ed avendo l'accortezza di individuarne i sicuri colpevoli e non l'intera categoria degli agricoltori'.

Sulla questione è intervenuto anche il presidente della Regione siciliana, Raffaele Lombardo, che sul suo blog ha scritto: 'Più che contestabile l'appello a non comprare il pomodoro di Pachino. Vorrebbe dire far chiudere qualche migliaio di imprese e decine di migliaia di lavoratori si troverebbero in mezzo ad una strada costretti a cercare di vivere più o meno illecitamente, quindi stiamo attenti'. Lombardo ha poi aggiunto: 'Come evitare le mille mafie che lucrano, ingrassano e campano sulle cento intermediazioni che ci sono tra produttori e consumatori e nelle quali si nasconde la malavita, il malaffare, Cosa Nostra e la speculazione che al tempo stesso spenna il consumatore e mette in ginocchio il produttore, perché il produttore vende ad un prezzo inferiore ai costi di produzione e il consumatore trova il prezzo alle stelle? Bisogna accorciare la filiera, organizzarsi ed evitare le intermediazioni. E lo dobbiamo fare. Abbiamo un'agricoltura massacrata da politiche agricole criminali fatte da parte di gente incompetente. Si comincia a voltar pagina. La grande distribuzione deve garantirci una concorrenza leale non abbassando di punto in bianco i prezzi per far fuori il nostro prodotto. La legge ci può consentire che la grande distribuzione, piuttosto che far danno, sia un alleato del nostro prodotto. Bisogna rendere remunerativo l'allevamento così come la produzione dell'uva da mosto, dell'olio o del grano. E puntare sulla qualità e il controllo. La politica agricola dell'assessore D'Antrassi, esperto di produzione e di commercializzazione, è questa. E la legge che faremo dovrà servire anche a questo. Se il produttore che si spacca la schiena a produrre pomodorino, attraverso il mercato agroalimentare o l'associazione con gli altri produttori e senza far passare il prodotto per dieci mani diverse, porta il prodotto direttamente al mercato allora non ci sarà più margine e spazio per le organizzazioni criminali che lucrano, lo tengono in ginocchio, lo sfruttano e lo distruggono anche sul piano dell'immagine e della credibilità sua e della nostra meravigliosa Sicilia'.

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