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Boss in incognito, l'imprenditore incontra la "realtà" operaia senza le moine alla Briatore. Promosso Costantino

  • Rai

Boss in incognito si è rivelato una sorpresa. Non è, come si è detto, l’anti-The Apprentice ma è qualcosa di diverso. Dopo le trionfali edizioni inglesi e americane è sbarcato in Italia il format Undercover Boss, senza una grande promozione, quasi in sordina il programma è stato lanciato in prime time e ha colpito in positivo gli spettatori (twittanti). Il boss di un’azienda viene camuffato per non farsi riconoscere e lavora gomito a gomito con gli operai del suo gruppo. Nella prima puntata è toccato a David Hassan di 7Camicie vestire i panni del commesso, provare a fare il magazziniere, guidare un furgoncino e fare le consegne e sbarcare ad Istanbul per lavorare nella fabbrica dove si producono le camicie.

Un modo per capire il punto di vista dell’altro mettendosi sullo stesso piano. L'esperimento sembra riuscito, certo ognuno può credere o meno alla veridicità delle storie ma diventa quasi meno rilevante nella concezione che il racconto funziona e che il contesto rende tutto verosimile. Il programma leggermente più grottesco rispetto alla versione originale fa commuovere e si dimostra a tratti geniale per la capacità di unire l’azione, il sociale, la lacrima, il travestimento e la carrambata. Si la carrambata è il punto cardine del programma, il momento della rivelazione e le reazioni dei dipendenti mostrano il senso (buonista/retorico?) del programma.

Le storie dei dipendenti aiutano il racconto: la mamma single, la signora divorziata che fa fatica a mantenersi da sola, la ragazza che ha perso il padre a 5 anni e lavora da quando ne ha quattordici mantenendo sua madre. Il boss torna nel suo ruolo e dopo aver incontrato la “realtà” li premia tutti: il viaggio dei sogni per una dipendente, un contratto a tempo indeterminato, una quota per aiutare chi è in difficoltà. Il montaggio e la durata non eccessiva aiutano il programma ad essere godibile.

La semplicità di Hassan è ben più apprezzabile delle tante moine alla Briatore, qui il "sei fuori" è contrapposto a un "sei dentro" dopo aver capito che è molto difficile essere all'interno di un'azienda, dopo aver vissuto in primo persona le difficoltà dei suoi operari. Non servono atteggiamenti da imprenditori star, stanze con luci soffuse, location particolari. Qui la distanza dei ruoli è abbandonata e ci si avvicina con un abbraccio finale e le lacrime del boss. Il boss apre il portafogli ma mostra il cuore. Costantino della Gherardesca è la ciliegina sulla torta, aggiunge un pizzico di ironia proprio quando cominci a temere che il programma stia diventando troppo zuccheroso.

Dopo Pechino Express si mostra un volto adatto alla rete, uno di quelli da non lasciarsi scappare. La produzione ha dovuto faticare e non poco per trovare quattro manager disposti a vivere questa esperienza che forse oggi si stanno mangiando le mani perché per le aziende coinvolte si tratta di una grande opportunità per migliorare la propria reputation e diffondere positivamente il brand. La prima puntata ha ottenuto 1.930.000 telespettatori e il 6,60% di share.

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