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Centovetrine chiude con il "metodo Vivere" e Mediaset non rispetta fan e lavoratori

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Se qualcosa non funziona (o funziona poco) in tv scompare. E’ la logica dei palinsesti, degli ascolti, della pubblicità. Se invece un prodotto funziona abbastanza (ma non troppo) e lo si costringe ad una lunga agonia che possa poi giustificarne la chiusura allora è diverso. Stiamo parlando del caso Centovetrine, la storia soap Mediaset in onda da gennaio 2001 e scomparsa negli ultimi giorni dai palinsesti. Premesso che ogni azienda può scegliere la propria programmazione, ha tutta la libertà di valorizzare un prodotto o di rinunciarci dovrebbe però quantomeno rispettare sia i lavoratori che il pubblico. Centovetrine è andata in onda su Canale 5 fino a dicembre 2014, poi la decisione di spostarla su Rete 4 con un comunicato che annunciava la voglia di valorizzarla spostandola però nella fascia difficile dell’access prime time, tra i tg e i colossi Striscia la notizia e Affari tuoi.

Su Canale 5 il vuoto è stato colmato con una doppia puntata di Beautiful (raddoppio che non potrà durare ancora molto) mentre su Rete 4 la soap ha cambiato più volte orario fino a quando l’arrivo di un talk populista di Del Debbio ha prima declassato Centovetrine nel week end e poi solo in prima serata. Insomma per i fan della serie è diventato un vero e proprio gioco capire dove trovare il loro prodotto preferito. Il punto però è che il gioco è falsato perché la soap è scomparsa dai palinsesti. La notizia è che non ci sarà la sedicesima stagione e l’altra notizia è che al momento non è chiaro se e dove andranno in onda le puntate restanti. La rete diretta da Giancarlo Scheri può godere di un pomeriggio davvero molto forte, soprattutto grazie a Il Segreto, e gli ascolti di Centovetrine sono sembrati insufficienti anche se in realtà nei fatti erano buoni. Quasi tre milioni di telespettatori che però si sono dimezzati con il passaggio su Rete 4 con uno share del 4%.

Centovetrine, non ci sarà la sedicesima stagione

Ascolti troppo bassi e costi troppo alti anche se la sensazione è che Mediaset poteva scegliere di valorizzare questo prodotto ma ha scelto di lasciarlo morire e di usare il metodo “Vivere”, passaggio su una rete minore e poi la chiusura. La verità è che se in casa hai Il Segreto che riesce a toccare il 30% di share con facilità a costi bassissimi allora ti sembra inutile produrre una soap che fa meno ascolti ma a costi più alti. Legittimo, certo. Perché allora non evitare questa lunga agonia ad un prodotto così amato dal pubblico? Non lo si poteva chiudere senza ridurlo a brandelli? Si doveva per forza trovare la scusante dei bassi ascolti? Oltre a queste domande c’è una riflessione che riguarda il pubblico e i lavoratori. I telespettatori vanno rispettati sempre e togliere da un palinsesto un prodotto senza nemmeno concludere il ciclo di puntate è davvero scorretto. Discorso più serio riguarda le 300 persone che lavoravano alla soap che si ritrovano in mezzo ad una strada senza nemmeno un preavviso.

L’attore Roberto Alpi intervistato dal Corriere della sera ha dichiarato: “Ci sono stati quei cambi di programmazione improvvidi: spostamenti di orari, poi di rete. Mosse assurde per un prodotto che richiede fidelizzazione. Trovare CentoVetrine era diventata ormai una caccia al tesoro. Adesso a chi mi domanda quando potrà vedere le nuove puntate non so cosa rispondere. Mi spiace, soprattutto per il pubblico che ci ha seguito per anni. Posso solo chiedere scusa. Se anche fosse stata inevitabile la fine, sarebbe stato bello portare a termine le storie, per rispetto a chi non ci ha mai abbandonato. Ecco, si può chiudere una serie ma farlo con rispetto. Capito, Mediaset?

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