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Cina, proibiti reality show e spot sexy

Nauseato dalle troppe oscenità, il governo cinese ha imposto un giro di vite contro spot sexy e reality giudicati "scabrosi". Al bando pure i messaggi che contengono "donne succintamente vestite", così come lo stop è stato imposto a trasmissioni con linguaggi volgari o con balletti e canzoni "allusivi" nonché ad inserzioni che illustrano gli effetti magici e portentosi di erbe e di finte medicine. Una campagna che ha lasciato sul campo già numerose vittime: in un mese cancellate ben 1.466 finestre promozionali, undici talk show radiofonici hanno sospeso le trasmissioni in cinque province e almeno cinque trasmissioni televisive sono state bloccate. I loro autori sono finiti al bando. E' equivalso a gettare nella spazzatura 267 milioni di dollari e non è finita qui. L'Amministrazione che controlla i contenuti della programmazione radio e tv, la Sart, frena ancora. Tre circolari, una a ridosso dell'altra, tanto per rendere il concetto maggiormente chiaro.

D'ora in avanti un'azienda che intende pubblicizzare un prodotto, così come un network pronto a lanciare uno spettacolo, dovranno dar conto ad una censura dalla doppia lama. Entrambe affilatissime. Da un lato quella del Dipartimento Pubblicità del Partito Comunista, dall'altro quella dello Stato. Perché questa scelta? Stavolta Pechino 2008 non c'entra, i sospetti sono tutti concentrati su un mondo che rischiava di sfuggire alla vigilanza del Partito e che cerca, attraverso un'intensa campagna moralizzatrice, di riportare tutto e tutti all'interno delle regole dell'etica confuciana.

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