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Diaz, a Le Iene l'intervista al pensionato che ha fatto condannare l'Italia: "Ecco cosa fecero i poliziotti"

  • Mediaset

Lui si chiama Arnaldo Cestaro, ha 76 anni, è un pensionato ed è di Vicenza. E' l'uomo che, con la sua testimonianza, ha fatto condannare l'Italia per torture davanti alla Corte Europea, quasi 14 anni dopo il G8 di Genova ed i tragici fatti della Scuola Diaz. Le Iene lo hanno incontrato per una intervista molto interessante.

Arnaldo Cestaro, intervista di qualche anno fa

"All'epoca avevo 62 anni, oggi ne ho quasi 76, ma non ho smarrito la voglia di lottare, ce l'avrò fin quando avrò fiato", le parole di Cestaro, che ha raccontato cosa avvenne all'interno della Scuola Diaz.

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Cestaro ha dichiarato che al momento dell'ingresso delle forze dell'ordine stava dormendo. Poi accadde il finimondo. "Ho sentito un rumore incredibile. Pensavo fossero i black block".

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Ben presto, però, Cestaro si renderà conto che i famigerati Black Block non c'entravano nulla con quanto stava accadendo e che quella sarebbe stata, suo e degli ospiti della Diaz malgrado, una notte che sarebbe passata alla storia della Repubblica italiana. Nel capitolo vergogna.

"Ho visto i manganelli ed ho capito che quella era la nostra polizia", le parole di Cestaro "quegli uomini che ci dovevano difendere e che invece ci hanno attaccato. Ho pensato ad un colpo di stato ed al ritorno del fascismo. Manganellavano chiunque avessero a tiro.".

Cestaro racconta di aver sentito chiamare 'Mamma' in tante lingue: italiano, francese, tedesco, inglese. "Ho visto delle cose che non auguro davvero a nessuno".

"I POLIZIOTTI SPUTAVANO" - Uno dei punti più toccanti dell'intervista arriva quando a Cestaro viene chiesto di ricordare le cose più brutte di cui si macchiarono i poliziotti: "Ricordo sputi, manganelli, sangue dappertutto. Ho visto un poliziotto stracciare il piercing (e si porta la mano ad un orecchio, ndr) ad una ragazza".

Cestaro ha dichiarato di aver subito la rottura di un braccio, una gamba e di dieci costole. "Ho dovuto subire tre operazioni, adesso mi fa male ancora e non sono più quello di prima, ma c'è stato chi ha subito danni peggiori".

"AVEVO LA TESTA COME UNA PALLA DA RUGBY" - Il racconto di Cestaro è talmente agghiacciante, mostruoso, allucinante, da farsi lasciare seguire a fatica. "Mi picchiavano in quindici-venti poliziotti, ma non ricordo i volti perché erano tutti con la maschera. Ad un certo punto avevo la testa deformata, come un pallone da rugby, ma loro continuavano a picchiarmi, nonostante dicessi loro 'basta, basta, basta', poi non ho potuto più urlare perché non avevo neanche fiato".

PIPI' ADDOSSO - Cestaro ha inoltre dichiarato di aver visto ragazze trascinate per i capelli, come fossero cadaveri. "Quella notte i poliziotti picchiarono tante donne. Fu un massacro. Avevano paura, si fecerò la pipì addosso, anche io me la sono fatta addosso e mi sono fatto anche altro addosso".

"Sono stato picchiato ingiustamente. Ogni tanto mi sveglio con l'incubo di quella notte. Al collo ho ancora il fazzoletto rosso che indossavo quella notte. Sono stato a numerose manifestazioni, perché credo nella Repubblica. Rifarei tutto. Il male è l'indifferenza della gente che se ne va ai giardinetti".

Infine, Cestaro chiede a De Gennaro, l'allora capo della polizia attualmente numero uno di Finmeccanica, di dimettersi in quanto "criminale". "I pliziotti che mi hanno picchiato non li perdonerò mai, Fini (all'epoca vice presidente del consiglio, ndr) è un uomo della Destra nazionale ed i risultati si sono visti in quei giorni". Censura sulle parole riservate a Scajola, l'allora ministro degli Interni. Saluto con pugno chiuso e ringraziamenti a Le Iene con tanto di "Hasta la Victoria Siempre".

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