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'Festa Italiana', il Garante della Privacy: 'Stop alla ricerca in tv degli adottati'

La trasmissione pomeridiana di Raiuno 'Festa Italiana' condotta da Caterina Balivo è finita nel mirino del Garante della Privacy. L'Autorità ha vietato alla Rai l'ulteriore diffusione, anche on line, dei dati personali relativi a tre casi di adozioni affrontati nel corso delle puntate del 10 e del 30 marzo e del 1 e del 13 aprile 2010. Una delle puntate era stata già oggetto di un precedente provvedimento di blocco dell'Autorità'.

Secondo quanto si legge nel comunicato diffuso dalla stessa Autorità, nel disporre il divieto il Garante 'ha ritenuto illecite le informazioni diffuse perché in contrasto con la normativa sulla privacy e con la disciplina sulle adozioni che affida ai soli genitori adottivi la possibilità di informare il minore della sua condizione di adottato e poi solo a quest'ultimo, raggiunta la maggiore età, la scelta eventuale di ricercare i genitori biologici'.

Quanto accaduto nel corso della trasmissione 'Festa Italiana' è stato segnalato al Garante dall'ANFAA (Associazione nazionale famiglie adottive e affidatarie) e dal Tribunale per i minorenni di Genova. Nelle puntate in questione sono state promosse delle ricerche da parte di genitori e fratelli naturali in cui si fornivano elementi che rendevano identificabili gli adottati, ossia nome di battesimo, età esatta della figlia naturale, messa in onda di filmati con le immagini di una minore prima dell'adozione.

Il Garante ha così deciso di avviare un procedimento per l'applicazione alla Rai di sanzioni pecuniarie, che possono arrivare fino a 180mila euro, in seguito alla mancata osservanza del blocco della puntata del 30 marzo, dal momento che le informazioni 'bloccate' sono state riproposte in una successiva trasmissione. Il mancato rispetto del provvedimento ha comportato la segnalazione del caso all'Autorità giudiziaria. Il Garante ha poi 'raccomandato alla Rai, qualora affronti storie di genitori biologici e figli adottivi, di assicurare, pur nel rispetto del diritto all'informazione, la dovuta osservanza delle norme in materia di adozioni e di astenersi dal diffondere nomi veri, reali date di nascita immagini e informazioni in grado di rendere identificabili le persone oggetto della ricerca'.

A quanto pare la Rai ha replicato affermando di aver incaricato i propri legali di 'impugnare il provvedimento del Garante non potendo configurarsi alcuna lesione dei diritti dei soggetti coinvolti che hanno espresso pieno consenso rispetto alla narrazione delle loro vicende'.

 (foto © LaPresse)

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