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Gli anni spezzati, il commissario Solfrizzi divide. La serie bocciata su Twitter, bene gli ascolti

di Simone Rausi

L’esperimento pareva interessante. C’era del sociale e del pedagogico ma l'obiettivo era quello di non perdere di vista la passione della narrazione. E poi, "Gli anni spezzati" dice la sua nell’immobilismo dei format. Non un film tv, non una fiction. Ma un miniciclo di minifiction. Tre per due. Tre racconti per due serate ciascuno. E il tutto con lo stesso lodevole obiettivo di raccontare gli anni 70. No, non quelli del post Woodstock, leggeri quasi eterei. Ma quelli degli anni di piombo, del terrorismo, dell’odio, della paura. Della solitudine.

Emilio Solfrizzi vince il premio Flaiano.

Uomini soli. Contro lo Stato, contro le opinioni di molti. Il primo è “Il Commissario” Emilio Solfrizzi, uno splendido Calabresi. Perché a Solfrizzi, se tu gli togli quella “aaee” della comicità barese, le canzoni di “Tutti pazzi per amore” e le smorfie di Love bugs resta sotto molto altro. Più duro e spesso. Pochi se lo ricordano in quel Borsellino del 2006, qualcuno invece ricorderà questa sua interpretazione. Il suo nome, quello del vice responsabile della squadra politica della questura di Milano, è uno dei pochi nella storia della cronaca nera che è stato soppiantato da quello di un luogo. Quel giorno, per tutti, è solo “Piazza Fontana”. A Solfrizzi il merito di aver dato un volto e una voce a quel luogo. Il profilo giusto, più per l'espressività che per le battute.

Solfrizzi/Calabresi prova ad essere dipinto come portatore sano di valori sani. È il moderato tra gli intolleranti, il pacificatore in mezzo ai violenti. Un eroe buono che la fiction ama (e in questo caso deve) raccontare. Il clima poi è teso. E lo si sente tutto. Anche oggi quando, a voler fare i creativi, i parallelismi con il millennio dopo non mancano con il confine tra anarchici e no tav a volte enorme a volte sottilissimo e la differenza tra il poliziotto buono e quello cattivo trasformata in una favola dark che non sembra troppo distante dalla vita reale. Ma quegli anni lì restano comunque un cono d’ombra con pochi precedenti. E Piazza Fontana è una storia che va raccontata. Si ma come?

Su Twitter Gli anni spezzati – Il commissario, ha registrato una serie di stroncature previdibilissime. D'altronde, in terra di libertà qual è il social dove i pregiudizi verso i prodotti Rai, specie se di questo tipo, non mancano, l'hashtag #GliAnniSpezzati è quasi sempre stato seguito da insulti vari. "Una ramanzina democratica" per qualcuno, "revisionismo storico in diretta" per altri, "doppiaggio pessimo" per molti e c'è chi avanza l'ipotesi di una nuova fiction Rai su Gesù, morto in realtà di freddo. Ma se Twitter boccia, il pubblico generalista promuove. Gli Anni Spezzati vince la serata e vola oltre i 5 milioni (5.141.000) per uno share del 18.66%

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