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Il boom di ascolti rafforza l’era Contiana ma convince solo la Raffaele

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“Un po’ noiosetto” mi scrive mia sorella, “chi cavolo è Madalina Ghenea?” si è chiesta mia zia. Il pubblico medio, il pubblico di Rai1. Nessuno si aspettava il Sanremo più convincente degli ultimi anni ma tutti pensavano a qualcosa in più del minimo sindacale. Un debutto sottotono e l’effetto bis sembra colpire anche Carlo Conti. Il conduttore toscano fa il mediano anche questa volta, non sfigura ma è sicuramente più emozionato e teso rispetto allo scorso anno. Nessun guizzo, nulla che vada oltre la scaletta.

Conti non ha sparigliato e la sensazione che ho per tutta la durata (lunga) del Festival è quella di trovarmi di fronte a un normale show e non a Sanremo, non c’è l’evento, non si sente, non si vede. Elton John canta e non parla di unioni civili, la Pausini fa la Pausini. E ovviamente entrambi portano a casa ottime performance ma che salvano loro stessi non la serata. Anche se, nota a margine, lo schermo diviso tra Pausini del 93 e quella di oggi sembra un omaggio alla vecchia tv di Paolo Limiti.

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Il momento techetechetè iniziale non è male ma è troppo lungo, l’anteprima è affidata a Sergio Friscia (che ha in comune lo stesso agente con Conti) e si può definire al limite dell’insignificante. E gli altri? Madalina Ghenea è bella, scende le scale, lancia le canzoni: porta a casa una sufficienza risicata. Garko molto deludente, non sa recitare, non sa condurre. Nessuno può ovviamente dire se fosse giusto o meno ma chiedo (senza retorica e intenti polemici) la morte della donna che si trovava nella villetta con Garko al momento dell’esplosione non meritava nemmeno un ricordo sul palco dell’Ariston?

Se Gabriel e Madalina sembrano Barbie e Ken la sostanza ce la mette Virginia Raffaele che alla prima evita la satira politica e propone la sua Sabrina Ferilli. E’ la vera promossa del Festival, sveglia il pubblico e porta a casa battute convincenti. Con lei Carlo si scioglie e scherza creando quasi un clima alla Fazio-Littizzetto anche se trascinare l’imitazione per tutta la serata può stancare. La quota Tale e Quale l’abbiamo assicurata e resta la domanda, al di là delle frasi di circostanza, la Ferilli (che aveva detto no alla coconduzione) avrà gradito davvero? Non ne sarei così sicuro. Tutti si chiedono dove sia Vessicchio, promosso Rocco Tanica. Il livello musicale non sembra altissimo ma si salvano Hunt, Ruggeri e gli Stadio. Su Aldo, Giovanni e Giacomo basta dire che in sala stampa non ha riso nessuno, nemmeno uno.

Anche se qualcuno grida al low cost non è così, semplicemente i costi sono gli stessi ma risultano più bassi per effetto della convenzione con il Comune di Sanremo (chiusa dalle precedenti gestioni). A me come va? Si lavora, gli Elio e le storie tese fanno lo show in conferenza stampa, ragiono sulla diversità di alcune persone sui social e dal vivo (perché mentite così tanto con le foto?), la comunicazione Rai (gestita dalla coppia Casinelli-Caggiano) sembra molto attenta e più aperta verso il mondo del web (effetto Campo Dall’Orto?). E poi ci sono le cose di “colore”, non mancano i sosia, le ragazzine che cercano Garko e Alessio Bernabei, non mancano i tweet della Meloni che lasciano senza parole e le interviste contro la Rai di Anzaldi. C’è Patty Pravo, artista di alto profilo, quasi irriconoscibile dopo la lunga e costante relazione con il chirurgo (lo stesso di Briatore?) mentre Deborah Iurato avrà a quest’ora già licenziato il suo stylist.

Un collega prima di andare in onda guarda video porno sul cellulare, un’altra si “accende” alla vista di un conduttore Rai. In prima fila Giletti e Parodi, Parietti e Marini relegate più indietro sono come l’Imu scompaiono ma poi tornano sempre. Plauso alla prima puntata del DopoFestival dove fin da subito si sente l’effetto Gialappa’s. A Casa Sanremo arriva anche Raffaele Sollecito per lanciare un social per i funerali, commentate voi. Sono arrivati gli ascolti ed è boom con una media del 49,5% di share. Quello scritto fino a qui vale fino all’ultima sillaba anche se quelli che ieri erano critici non lo saranno oggi. La critica e gli ascolti non vanno di pari passo, complimenti a Conti per il risultato ma non per il prodotto. La sufficienza, nulla di più. Carlo, sono già tutti ai tuoi piedi. Io ti guardo da qui. Buon Festival!

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