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Il caso Mesiano fa imbufalire il Tg5, Brachino attacca

I giornalisti del Tg5 non ci stanno e si scagliano contro Claudio Brachino, reo di aver confezionato un servizio ad arte pedinando il giudice Raimondo Mesiano e mandandolo in onda nel corso di Mattino Cinque.

Le scuse di Brachino a Mesiano, video

Solidarietà per Mesiano, guarda la gallery

Il servizio su Raimondo Mesiano a Mattino Cinque

Il coordinamento dei comitati di redazione del gruppo Mediaset ha infatti voluto mettere per iscritto tutta la propria rabbia oltre alla "viva preoccupazione per quanto sta avvenendo nel mondo dell'informazione e nelle reti Mediaset".

Lo stesso coordinamento ha voluto esprimere solidarietà al giornalista Pietro Suber, esponente del comitato di redazione di Videonews che produce Mattino 5 e che si è dimesso proprio in seguito alla trasmissione del servizio.

Il coordinamento ha chiesto inoltre a Mediaset un incontro urgente per fare chiarezza su quanto accaduto.

Diversa la presa di posizione di Brachino che attacca: "ma quale pedinamento, quale pestaggio mediatico? Qui c’è una sola vittima: io. Possiamo discutere dell’uso di un aggettivo o di una battuta, magari di cattivo gusto".

Secondo Brachino “non esiste nessun linciaggio mediatico del giudice. Anzi lo inviterò in trasmissione se accetterà di venire".

Sul Giornale Brachino pubblica un editoriale in cui spiega il suo modo di lavorare: "se alcuni termini usati nel testo hanno offeso Mesiano, mi scuso con lui. Per me la sensibilità di una persona viene prima dei ruoli sociali e delle discussioni sul diritto di cronaca e sul diritto alla privacy. Mi impegno a non trasmettere più quelle immagini".

"Nel polverone vorrei che il pubblico avesse gli occhiali a infrarossi per separare il giusto da ciò che è strumentale. Innanzitutto noi non pediniamo nessuno. Sul mio tavolo arrivano ogni giorno immagini da fonti diverse. Sono immagini che riguardano i protagonisti dell’attualità, del gossip, dello sport, della cronaca" e dunque, aggiunge il direttore di Videonews, "ho deciso di trasmettere quelle immagini, per dare sostanza televisiva a una figura di cui si leggeva e si sentiva parlare, ma di cui poco si era visto. Nel servizio non si fanno valutazioni politiche e giuridiche. Non si usano epiteti infamanti. La battuta sui calzini può non piacere. Ma rimane una battuta".

Poi l'attacco: "c’è una sproporzione sospetta, insomma, tra l’azione e la reazione, tra il buffetto e le cannonate, tra il termine stravagante e quelli che soprattutto i colleghi hanno rifilato a me: servo, killer, vergogna, barbarie. Ma le lezioni davvero inaccettabili sono quelle che arrivano dal quotidiano la Repubblica. Non è forse lo stesso che ha pubblicato le immagini della villa del premier, con ospiti internazionali colti in frangenti in cui neanche del colore dei calzini si poteva discutere? Non è forse lo stesso che ha pubblicato le immagini del bagno della residenza romana del premier, rubate con un telefonino?".

Che Brachino consideri l'attacco come la miglior difesa sembra assolutamente fuor dubbio ma siamo certi che un'informazione corretta voglia questo?

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