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Ilaria D'Amico: 'Dobbiamo rifiutare un intero sistema corrotto'

Sul settimanale A in una lunga intervista la conduttrice televisiva Ilaria D'Amico ha parlato di politica, di società, di televisione e di Nazionale. Ne è emersa la visione disincantata di uno stato di cose sempre peggiore per combattere il quale forse l'unica soluzione è 'rifiutare un intero sistema corrotto, che deve essere ricostruito, non riformato'.

Parlando degli ultimi fatti rimbalzati sulla stampa la D'Amico si è espressa con compostezza, ma con decisione. A proposito della giovane segretaria della regione Lazio, reclutata all'improvviso nello staff del premier per la riunione del G20 in Canada, la conduttrice ha detto: 'I casi sono due. Forse erano malate tutte le segretarie della presidenza del Consiglio per un'epidemia di febbre gialla, e così Berlusconi è stato costretto a farsene prestare una dalla regione Lazio. Oppure ci ha voluto solo far sapere che, finché sarà il presidente del Consiglio e avrà questo consenso popolare, il governo è lui, gli aerei di Stato sono suoi e quindi fa come gli pare. Ritiene suo diritto comportarsi come se fosse a Villa Certosa. E' la Casa delle libertà? Bene, lui se le prende tutte'.

Sul caso Brancher e sul legittimo impedimento, invece, la D'Amico ha affermato: 'La legge del legittimo impedimento servirebbe, ragionevolmente, per proteggere chi ha incarichi istituzionali. Non per fornire uno scudo a chi è alla vigilia di un processo. Siamo al parossismo. Già gli ultimi governi hanno avuto ministri che sembravano il cavallo di Caligola, ma qui si è passato il segno. Vuoi una parola: vergognoso'.

E' uno sguardo disincantato quello che la conduttrice ha del mondo politico e della società in cui viviamo, dove le bugie si susseguono l'una all'altra, dove nessuno più crede alle parole dei potenti, ma dove le cose non cambiano mai. 'Noi italiani siamo abituati - ha detto la D'Amico - Per poter fare una tac in tempi ragionevoli dobbiamo prima farci raccomandare e poi ringraziare. Raccogliamo le briciole che cadono dal tavolo dove mangiano i potenti. E finché qualcosa arriva, ci accontentiamo'.

Molto netta anche l'opinione su quella che è una questione su cui sempre si dibatte: i giovani e l'Italia. 'I giovani in Italia hanno questa peculiarità: non possono fare i giovani e restano però tali fino ai cinquant'anni o giù di lì' ha affermato la conduttrice che ha poi aggiunto: 'Gli ultimi che hanno avuto il privilegio di essere giovani sono quelli che hanno fatto il '68. Al tempo, per loro ritenevano lecito tutto, adesso comprimono libertà e sogni di chi ha vent'anni. Oggi i sessantottini comandano, e hanno un'idea distorta dell'età. Pochi mesi fa sono stata definita 'una giovane rivelazione', anche se lavoro da più di dieci anni. Spesso viene definito 'giovane regista' un brizzolato signore di 47 anni. Attenzione. Non è benevolenza, ma autoreferenzialità'.

Dalla strana considerazione che il nostro Paese ha dei giovani alla Nazionale di calcio e i risultati ottenuti in questi ultimi Mondiali. Anche in questo caso la D'Amico espone le sue idee con molta chiarezza e detrminazione. 'Nel paese dell'approssimazione e delle non regole si pretende però che la Nazionale sia un modello di disciplina - ha detto la conduttrice - E così, invece di essere gestito, il talento viene azzerato. Si preferisce la mediocrità obbediente, quella capace di un compitino senza fantasia. Il genio spaventa... Siamo partiti sicuri. Ci fidavamo tutti di Lippi. Agli italiani piace mettersi nelle mani dell'uomo vincente. Nessuno l'ha criticato. Eravamo i campioni in carica e il nostro era il girone più facile: un mix nefasto per la nostra mentalità. Abbiamo affrontato le prime partite con sufficienza e siamo stati spazzati via'.

La D'amico ha parlato anche della sua carriera e delle possibilità che Sky le ha offerto, ossia riuscire a costruire quello che desiderava. 'In Rai era impossibile - ha spiegato la conduttrice - Quando lavoravo per viale Mazzini ero confinata sul satellite. Ovviamente, dopo mi hanno cercato ed erano pronti a pagarmi mille volte più di prima'.

 (foto © LaPresse)

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