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Isis, reality shock "Nella morsa della legge": terroristi incontrano parenti delle vittime, in onda il backstage degli omicidi

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di Simone Rausi

Mentre in Italia si dibatte di quanto sia etico (o meno) romanzare le vicende di cronaca nera - dove spesso al centro c’è l’omicidio di un minore - con racconti da fiction decisamente morbosi, in Iraq si supera decisamente il confine con un reality che, in prima serata, sta suscitando una marea di polemiche. Si chiama “Nella morsa della legge” e mette, gli uni di fronte agli altri, i terroristi dell’Isis catturati e i parenti delle vittime uccise.

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Il programma mostra l’incontro tra vittime e carnefici. Accade così di vedere personaggi come Haider Ali Motar, terrorista 21enne accusato di aver fatto esplodere un autobomba, mentre viene praticamente linciato dalla folla inferocita. Ali Motar è ammanettato e scortato da alcune autorità ma intorno a lui si solleva un eco di insulti e minacce, c’è perfino chi promette di farlo a pezzi. E il tutto in uno scenario apocalittico fatto di macerie, valli deserte dove sorgono fortezze con il filo spinato, militari con i mitra puntati in favor di camera, urla e lacrime in primo piano. Nel programma, poi, vanno in onda le immagini – riprese dalle telecamere di sorveglianza - del terrorista che parcheggia la macchina un attimo prima di farla esplodere o le impressioni degli stessi attentatori catturate in presa diretta come il più banale dei confessionali.

A rispondere alle polemiche che lo show ha suscitato ci ha pensato il conduttore Ahmed Assan: “Volevamo produrre un programma che offrisse prove chiare e conclusive, con storie complete da mostrare al pubblico iracheno. Attraverso i video di sorveglianza, si vede come si svolge un assassinio. Mostriamo al nostro pubblico tutte le immagini, insieme a prove concrete, per non lasciare dubbi sul fatto che questa persona è un criminale e debba pagare per i suoi delitti”. Secondo alcuni ufficiali dell’Intelligence che hanno supervisionato il programma “Molti terroristi vengono attanagliati da un rimorso enorme quando incontrano le vittime. Un monito eccezionale, secondo le autorità, che servirebbe al pubblico da casa per riflettere (“Ci penseranno due volte prima di infrangere la legge”).

Gli attivisti per i diritti umani hanno espresso preoccupazione in merito agli effetti che il programma possa generare tra la gente comune, senza considerare che le possibilità che le confessioni dei detenuti siano reali e non artefatte, scritte su un copione, sembrano davvero minime. Secondo Donatella Rovera di Amnesty InternationalIl sistema giudiziario è talmente viziato che èpraticamente impossibile credere che i terroristi possano parlare liberamente”. Un tema caldissimo che genera l’effetto “pentola a pressione” in un Paese in cui, moltissime famiglie hanno almeno un parente in carcere (stima della Rovera) e in cui i diritti umani dei prigionieri sono praticamente ridotti all’osso.

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