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La Cina riabilita in tv Bruce Lee

Sapevate che i film di Bruce Lee, l'eroe del kung fu scomparso 34 anni fa, erano stati messi al bando da Mao Zedong, perchè considerati sottocultura di evasione, borghese e decadente? Nonostante le critiche, i film divennero una passione nazionalpopolare. A distanza di anni, la Cina riabilita Bruce Lee dedicandogli un telefilm. Saranno 40 puntate prodotte dalla televisione di stato Cctv per un investimento totale di 6,5 milioni di dollari, quasi 5 milioni di euro, cifra piuttosto elevata per la media cinese, e parleranno della vita di Lee, finita in tragedia e tuttora circondata di misteri. L'attore protagonista sarà Chen Guokun, ogni settimana verrà messa in onda una puntata, fino ad arrivare a ridosso delle Olimpiadi di Pechino 2008. .

Ma chi era Bruce Lee? Nato nella Chinatown di San Francisco, il suo vero cognome era "Li", trasformato dal governo in "Lee". Nel '41 torna con i genitori in Cina, dove adolescente comincia a studiare le antiche arti marziali, si dice, perchè potessero aiutarlo a difendersi dai soprusi dei più grandi. Del resto, il kung fu, secondo la tradizione dei monaci shaolin, era posto al servizio dei più deboli. L'amore per il cinema comincia ad Hollywood, ma non è qui che Bruce trova il successo. I primi film americani, infatti, dedicano al kung fu un ruolo marginale. Bruce diventa "la leggenda" solo una volta tornato Hong Kong. Qui le sue prime tre pellicole sono un immediato successo, nonchè l'inizio di un prolifico filone, che vedrà protagonisti altri attori, perchè Lee muore a soli 32 anni per cause non ancora ben accertate.

Ma cosa aveva di così sovversivo Bruce Lee? Federico Rampini, corrispondente dalla Cina di Repubblica, fa un interessante parallelo fra il re del Kung fu e lo scrittore cinese Jin Yong. Quest'ultimo con i suoi 36 romanzi epici scritti dal 1955 al '74 ha venduto milioni di copie nella Cina popolare, ad Hong Kong e Taiwan, tanto che si dice che "Ovunque ci siano dei cinesi nel mondo ci sono i libri di Jin Yong." Jin Yong ha riproposto ai lettori un genere lettario antico, il "wuxia, storie di cavalieri erranti e società segrete,di monaci-eroi e arti marziali." Mao mise all'indica anche i romanzi di Yong, definendoli puro "inquinamento culturale". Spiega Rampini: "Quello che Jin Yong ha colto, e poi Bruce Lee ha tradotto nel più popolare linguaggio cinemtografico, è il bisogno di definire un'identità cinese, l'urgenza per il popolo più antico del pianeta di riappropriarsi della storia e della cultura aggredite prima dalle Guardie rosse, poi dalla globalizzazione. Oggi quest'operazione di scavo nella memoria popolare non è più maledetta, anzi sembra un investimento che sta a cuore al regime di Pechino".

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