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La Rai deve garantire il segnale e Mediaset fa causa a Sky

E' guerra sul fronte televisivo e tra cause, esposti, decisioni e rinvii a giudizio, il consumatore-telespettatore italiano rischia di trovarsi sempre più invischiato in una lotta intestina che risucchia tutti.

Ieri l'Agcom ha deciso di obbligare la Rai a ricorrere a qualsiasi tipo di piattaforma, anche Sky se necessario, pur di garantire la visione dei suoi canali agli spettatori italiani almeno fin quando la piattaforma proprietaria TivùSat non sarà completamente accessibile in tutta Italia.

"Siamo in una fase di passaggio e quindi bisogna assicurare che tutti i cittadini possano ricevere il segnale. Per questo motivo fino a quando TivuSat non coprirà con il proprio segnale l'intero territorio l'emittente pubblica dovrà fornire i propri programmi a Sky limitamdosi a criptare proprio il minimo", ha dichiarato il presidente dell'Autorità garante per le comunicazioni Corrado Calabrò.

Aggiungendo che "la Rai potrà cedere la programmazione del servizio pubblico finanziata dal canone a tutte le piattaforme che ne faranno richiesta sulla base di una contrattazione equa, trasparente e non discriminatoria".

Se la Rai deciderà di criptare il segnale di Rai 1, Rai 2 e Rai 3 su Sky prima della fine della transizione al digitale prevista per il 2012, l’Agcom valuterà "la copertura altrimenti assicurata sul satellite" del servizio pubblico.

Intanto si apprende che Mediaset ha presentato un esposto all’Antitrust per quel che riguarda la commercializzazione della Digital Key annunciata da Sky Italia; secondo Mediaset la chiavetta "è contraria alla normativa comunitaria e nazionale in materia di concorrenza e costituisce una violazione degli impegni assunti nel 2003 da Newscorp in occasione della concentrazione delle attività di Telepiù e Stream".

Secondo la società della famiglia Berlusconi, dunque, "il fine della Digital Key, che non consente l’accesso nè ai servizi interattivi nè ai contenuti a pagamento, è quello di frenare la diffusione sul mercato di decoder che consentano di ricevere i programmi a pagamento e i servizi interattivi di altri operatori. Il tutto evidentemente a danno dei consumatori che vedranno così limitata la loro possibilità di scelta a livello di offerta e di contenuti".

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