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La violenza a Roma è anche colpa di Romanzo Criminale

Mentre a Roma continuano a verificarsi episodi di criminalità che vedono coinvolti minorenni in possesso di piccole ma non innocue armi, il sindaco della Capitale Gianni Alemanno se la prende con la televisione.

Parlando ieri durante la visita a una scuola media del quartiere Prenestinio, Alemanno ha sottolineato come alcuni modelli televisivi si impongano più di altri nella definizione dei comportamenti, specie quelli adolescenziali.

E' il caso, ha detto, della serie televisiva Romanzo Criminale "o altre simili" che "non aiutano, hanno lanciato delle mode, degli atteggiamenti e dei modi di fare sbagliati. I giovani, invece non vanno lasciati da soli, faremo tutto il possibile per stare nelle periferie".

Immediate le reazioni di chi Romanzo Criminale lo produce, Riccardo Tozzi, secondo cui "la tv semmai riflette quello che c'è in giro, non crea nulla. L'esempio tipico è la tv del '68: alla camomilla mentre nelle strade accadeva di tutto. La violenza è insita naturalmente nell'uomo e nella società. Abbiamo la fortuna di vivere un tempo di pace ma questo non significa assenza di violenza. La rappresentazione, al cinema o in tv, è per definizione catartica, esorcizzante. Reprimere la rappresentazione della violenza non significa annullarla nella realtà ma semmai moltiplicarla".

Dello stesso parere Giancarlo De Cataldo, autore del libro dal quale è stata tratta la serie, secondo cui "fa bene il sindaco Alemanno a preoccuparsi per la città, per l'emergenza delle risse con i coltelli, ma a mio parere nel dare la colpa a Romanzo Criminale sbaglia bersaglio".

Michele Placido, regista del film Romanzo Criminale e consulente artistico per la serie Tv trasmessa da Sky, ha invece commentato così le parole di Alemanno: "ognuno può avere le proprie idee, ma è sbagliato prendersela con i film e le serie tv. Basta sapere che in Italia le fiction di maggior successo sono quelle sui santi, eppure non c’è più nessuno che si fa prete".

"Non penso che il problema sia la violenza vista in tv", ha aggiunto Placido. "Il vero allarme è dato dal fenomeno dell’abuso di alcol e droghe tra i giovani, anche 14enni e 15enni, che porta a forme di esibizionismo, questo sì, criminale".

Anche la politica non si è fatta attendere e Roberto Morassut, segretario del Pd laziale, ha invitato il sindaco "a non cercare alibi"; stessa presa di posizione da parte di Francesco Rutelli secondo cui quella di Alemanno "è due volte una sciocchezza: uno, perché lo spettacolo, quando fotografa la verità e non è gratuita esibizione di violenza, contribuisce a far comprendere certi fenomeni e la cultura è sempre un buon mezzo per contrastarli. Così come è una sciocchezza da parte di Alemanno continuare a derubricare i fenomeni di razzismo come bullismo: il razzismo è razzismo e a Roma va combattuto con molta più decisione".

Così il primo cittadino di Roma ha voluto rettificare specificando che "nessuno nega che la serie televisiva di Romanzo Criminale sia fatta molto bene e che gli attori siano assolutamente affascinanti. Ma proprio per questo bisogna stare attenti a non mitizzare queste realtà e questi comportamenti".

"A chi oggi si scandalizza di quello che ho detto della fiction televisiva sulla banda della Magliana vorrei ricordare le parole del Procuratore nazionale Antimafia, Piero Grasso, dette giovedì scorso su altre produzioni: "le fiction rappresentano questi uomini, cosiddetti d'onore, che vengono rappresentati in una situazione di potere, di controllo delle persone. E questo può affascinare, perchè talvolta il male riesce ad affascinare più del bene. Bisogna parlare di mafia nel modo giusto, evitando di mitizzare", ha concluso Alemanno.

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