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La Vita in diretta, il flop e il buco da 350 mila euro. Quattordici autori e ogni puntata costa 45 mila euro (Anteprima Excite.it)

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Sulla nuova edizione de La Vita in diretta sono stati scritti fiumi di inchiostro e sono tantissime le polemiche che hanno accompagnato il programma prima e dopo la sua partenza. Noi di Exicite.it siamo in grado di aggiungere alcuni imbarazzanti dettagli sulla gestione della trasmissione pomeridiana. Ma andiamo con ordine e facciamo il punto su quanto accaduto negli ultimi mesi. Il direttore generale Luigi Gubitosi a giugno 2013 annunciava che “de La vita in diretta resta solo il nome: autori, conduttori, capostruttura di riferimento, contenuti sono cambiati.” Paola Perego a Repubblica.it prometteva una versione social e di qualità, Di mare al debutto sminuiva il predecessore Liorni perché “non è un giornalista come Sposini”.

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Leone fiero in conferenza stampa ricordava che “era ora di fare cambiamenti”, ritrovandosi più volte su Twitter a difendere la coppia alla conduzione e il programma aggiungendo che “ora prevale l'attenzione all'attualità, al costume, alla società rispetto alla cronaca nera”. Il presidente Tarantola dopo due settimane dalla partenza era tranquilla anzi fiduciosa: “Pur mantenendo il brand di riferimento, abbiamo rinnovato contenuti e lo stile dei conduttori facendo di quella programmazione una finestra aperte sull’Italia e sul mondo. Alcune fedelissime del pomeriggio Rai mi hanno scritto per lamentare il minor spazio dato ora alla cronaca e al gossip, ma sono certa che a primavera converranno con me che il racconto di storie vere, delle eccellenze italiane, di problemi legati al lavoro, alla salute, ai diritti civili, alle pari opportunità è sicuramente altrettanto se non più interessante e coinvolgente.”

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Riportare le dichiarazioni di qualche mese fa serve per far capire che individuare un solo colpevole per il flop de La Vita in diretta sarebbe riduttivo, tutti hanno fatto la loro parte. I vertici hanno cominciato con il piede sbagliato prepensionando un professionista come Daniel Toaff che ora è passato a Mediaset, poi hanno pensato di risolvere il problema cambiando registro scegliendo come vittima sacrificale Pietro Raschillà. Le promesse di qualità non sono state mantenute. Intere puntate dedicate alle baby squillo, l’ospitata del gigolò Roy, la “rissa” tra Alba Parietti e Cesare Lanza, quella tra Alda D’Eusanio e Marina Ripa di Meana, il discusso caso di Max Tresoldi e la successiva epurazione della D’Eusanio, il caso Rigamonti e l’ospite rubato in diretta alla D’Urso, la versione trash di The Voice oppure la signora del pubblico che rinfaccia le corna al marito in diretta.

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Così come la scelta di alcuni ospiti che lasciano più di un punto interrogativo: Katia Pedrotti, Daniele Interrante, Samantha De Grenet, la marchesa d’Aragona e molti altri. Insomma dopo quattro mesi la situazione resta invariata se non addirittura peggiorata. Il capitolo ascolti rende ancora più difficile il tutto perché il programma a differenza dello scorso anno non ha mai vinto la fascia 15-18, ha perso quotidianamente in maniera netta contro Uomini e Donne e contro la soap rivelazione Il Segreto e in maniera clamorosa si è fatta battere per 56 volte su 91 da Pomeriggio Cinque avendo una media inferiore di quattro punti rispetto all’edizione condotta da Mara Venier e Marco Liorni.

Se la qualità latita e gli ascolti pure esiste un problema di costi di cui noi di Excite.it possiamo parlarvi in anteprima. La gestione Mellone-Ammirati avrebbe portato a sforare di 350 mila euro il budget in soli quattro mesi, una cifra esagerata per un programma del daytime. Sembra inoltre che La Vita in diretta usufruisca della collaborazione di ben quattordici autori (collaboratori ai testi compresi) con il capoautore Ivano Balduini capace di intascare oltre 1.300 euro a puntata. Una cattiva gestione che ha fatto levitare i costi, una puntata costa circa 45 mila euro mentre la scorsa edizione il programma costava alla Rai 30 mila euro.

Sembra inoltre che Rai Pubblicità sia alle prese con più di un problema per aver venduto agli investitori gli spazi pubblicitari con aspettative di ascolti molto diverse. E’ accettabile che una trasmissione che si è dimostrata fallimentare sul piano degli ascolti costi il di più rispetto allo scorso anno quando era un successo? Sono davvero necessari quattordici autori? Come farà la Rai a ricoprire il buco di 350 mila euro creato in soli quattro mesi?

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