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Lamberto Sposini: 10 milioni di risarcimento alla Rai per la gestione dell'ictus. Dopo il rifiuto i legali chiedono l'appello

  • Rai

di Simone Rausi

Il 29 Aprile del 2011, Lamberto Sposini veniva colpito da un ictus negli studi de La Vita in Diretta, poco prima della messa in onda di una puntata speciale dedicata alle nozze di William e Kate. Quello che accadde quel giorno, tra telefonate ai soccorsi e presunti errori di valutazione, avrebbe influito significativamente sulla gravità dei danni subiti dal giornalista (che dopo un’operazione di 4 ore si dovette sottoporre a un lunghissimo periodo di riabilitazione). Questo è quello che sostengono i legali di Sposini che, adesso, sono pronti a tornare alla carica in tribunale.

La famiglia di Sposini denuncia Rai e medici: ecco cosa accadde quel giorno

Il giornalista e il suo legale contestano alla Rai di non aver valutato adeguatamente la situazione e di non aver gestito nel modo giusto l’emergenza. Secondo quanto dichiarato dalla famiglia del giornalista, il medico di studio sarebbe arrivato con notevole ritardo e al 118 sarebbe stato segnalato solo un “malore” valutato poi con un codice giallo. Il risarcimento chiesto alla Rai dalla parte lesa è di 10 milioni di euro. Richiesta che già lo scorso 26 Febbraio era stata respinta e che ora torna in appello. I legali discuteranno nuovamente il caso e il prossimo 5 Luglio 2016 la Corte d’Appello di Roma (sezione Lavoro e Previdenza) dovrà emettere una nuova sentenza. I 10 milioni di euro comprendono “il risarcimento di tutti i danni patrimoniali e non patrimoniali conseguenti all’evento invalidante per un importo superiore a dieci milioni di euro”.

Già in primo grado, il giudice Mariapia Magalli aveva “dato ragione” alla Rai evidenziando come l'azienda avesse avuto fin da subito piena consapevolezza della gravità della situazione. La Rai sarebbe inoltre stata pronta nell’immediato: “Sono sopraggiunti un medico e un’infermiera, il 118 è stato contattato subito” si legge. La mancanza di tempestività sarebbe dovuta solo ai tempi di attesa per l’arrivo dell’ambulanza. “Colpa” quindi del 118 che avrebbe inviato un’ambulanza da un punto troppo distante dalla via Teulada. Insomma, il datore di lavoro – ovvero la Rai – sarebbe esente da ogni tipo di responsabilità. “La Rai – ha dichiarato il giudice – non può ritenersi responsabile della fase successiva alla presa in carico del paziente in quanto la decisione in ordine al Pronto Soccorso presso il quale trasportare il paziente stesso deve tener conto di una serie di variabili gestite dalle Centrali Operative del 118”.

Il giudice aveva poi evidenziato quanto poco determinante fosse la differenza di valutazione tra infarto e ictus ischemico o emorragico “Certamente presso uno studio televisivo non potevano essere presenti le sofisticate attrezzature necessarie a stabilizzare Sposini, il che è dimostrato anche dal fatto che poi per operare il giornalista è stato necessario trasportarlo in una struttura specializzata” .

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