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Le donne vincono contro la campagna pubblicitaria della Sisley

La Sisley, per la sua collezione autunno inverno 2010/2011 aveva proposto una campagna pubblicitaria firmata dal discusso fotografo Terry Richardson. Il suo lavoro è sempre al limite della pornografia e in questo caso proponeva, sui grandi manifesti sparsi per la città di Roma, l'immagine della modella Ashley Smith che stringe tra le labbra o tra le mani un cetriolo.

Guarda le foto della nuova campagna Sisley 2010/11

Immagini che hanno fatto molto discutere, tanto che le associazioni dei consumatori si sono riunite nella sigla Casper (Adoc, Codacons, Movimento Difesa del Cittadino e Unione Nazionale Consumatori) per chiedere al Giurì di autodisciplina pubblicitaria e al Ministro per le pari opportunità, Mara Carfagna, la cancellazione di questa pubblicità considerata offensiva. Una battaglia portata avanti sopratutto dal movimento femminista delle donne online, che hanno vinto la loro battaglia.

Infatti, il Presidente del Comitato di Controllo ha stabilito: 'Visto il messaggio pubblicitario Sisley – Let it flow, rilevato su Io Donna, data copertina 4 settembre 2010, e su affissioni diffuse nella città di Roma nel mese di settembre 2010, ritiene lo stesso manifestamente contrario agli artt. 1, 9 e 10 Codice di Autodisciplina della Comunicazione Commerciale, in quanto marcatamente allusivo e provocatorio, oltre i limiti accettabili in una comunicazione al grande pubblico quale quella pubblicitaria'.

'Benché non esistano temi tabù in pubblicità, è fuor di dubbio che, nel caso di specie, la rappresentazione, per gli inequivoci simboli fallici e gli espliciti richiami ad un rapporto orale, risulta marcatamente indecente e volgare, tale da trascendere i limiti del semplice cattivo gusto e della decenza e da turbare il pubblico dei destinatari, palesando una violazione dell'art. 9 del Codice. Una rappresentazione che si pone altresì in contrasto con l'art. 10 del Codice, in quanto lesiva della dignità della persona'.

'Il Comitato rileva, infine, la gratuità della rappresentazione, per niente giustificata da quanto si intende pubblicizzare, che si risolve in un forte impatto emotivo al solo fine di favorire la memorizzazione del marchio e promuovere l'acquisto del prodotto. Si configura, pertanto, anche il contrasto del messaggio con l'art. 1 del Codice, in quanto esso è tale da suscitare nel pubblico risentite reazioni di rifiuto capaci di riflettersi sulla comunicazione pubblicitaria nella sua generalità'.

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