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A Sanremo Iene libere senza contratto e Masi "rosicava da pazzi"

Finita la festa, gabbato lo santo. A pochi giorni dal termine di Sanremo 2011, Luca Bizzarri concede una lunga intervista a Il Fatto Quotidiano, svelando i retroscena della partecipazione sua e del collega Iena Paolo Kessisoglu al 61° Festival della Canzone Italiana e raccontando che cosa significa fare satira ai tempi del berlusconismo.

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La domanda più spinosa riguarda i termini della loro collaborazione con la televisione di Stato. La notizia che circola è che i due comici Mediaset siano saliti sul palco dell'Ariston senza contratto. "Diciamo che il nostro agente ha trovato una soluzione transitoria per andare in onda garantendoci autonomia editoriale", risponde sibillino Luca, spiegando così la battuta del loro manager, Beppe Caschetto, che ha definito "faticoso" l'accordo con la Rai: "il punto di frizione riguardava l’approvazione dei testi".

Una diplomazia bipartisan, imposta dall'alto o decisa in autonomia poco importa, che non ha risparmiato critiche alle due Iene in trasferta. Ma dall'accusa di paraculismo a quella di sputare nel piatto dove mangia, Luca non ha esitazioni nel rispondere: "Essere paraculi vuol dire cercare di acquistare i favori di qualcuno. Non ne abbiamo bisogno. Non dobbiamo convincere nessuno: abbiamo un contratto di sei anni con Mediaset". Aggiungendo anche: "Ci hanno chiamato in tanti da Mediaset per dirci “bravi”, non credo si sentano “sputati”".

La satira però c'è stata. "Ti processerò", il pezzo sul qualunquismo, l'imitazione di Saviano e la lettura dello scritto di Gramsci "Odio gli indifferenti" hanno dato fastidio e hanno provocato la reazione del consigliere Verro, facendogli dire che la direzione artistica non era "in linea con i valori del servizio pubblico" e che l'umorismo di Luca e Paolo è "umorismo che divide". Affermazioni alle quali Luca risponde senza risparmiare al consigliere una frecciata sulla sua incapacità di stare al passo con i tempi: "Sono sciocchezze. Se qualcuno si fa dividere da Luca e Paolo stiamo a posto. Mi pare che abbia diviso più Verro. Sabato sera un consigliere Rai, che stava vicino a Verro, uno di una certa età, è venuto a farmi i complimenti. Mi è sembrata una bella cosa". Una rigidità nei confronti della satira contemporeanea molto diffusa tra i politici italiani, a tal punto da far dire a Luca del direttore generale della Rai, Mauro Masi: "Rosicava da pazzi ma rideva perché aveva paura che lo inquadrassero".

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Il bilancio della partecipazione alla kermesse sanremese è comunque positivo: "La prima tv veramente nazional-popolare che abbiamo fatto è stata Sanremo: siamo partiti dal gradino più alto. Io ho pensato solo al Festival per sei mesi. Mi rendo conto che ci sono altri problemi nella vita, ma per uno che fa il mio mestiere non è dato sbagliare all’Ariston. Potevamo bruciarci. Ho perso 5 chili. Ho pianto 10 ore, dopo". Senza contare l'incontro con quello che forse è il massimo esponente della comicità italiana, Roberto Benigni: "il monologo di Benigni mi ha stupito, perché prima guardavo alla serata dell’Unità in maniera diversa. Dopo, mi è sembrata molto più importante. È stato bravissimo: ha convinto me, uno che pensava fosse una pomposa vaccata. E con me, immagino, moltissimi altri". Un'affermazione sul valore dell'unità di Italia che Luca completa ribadendo l'importanza del voto: "a me sembra così giusto, così bello, votare. Io sono diffidente verso le manifestazioni di piazza, hanno veramente significato solo nei regimi. L’Italia non è l’Egitto o la Libia. E poi, dal ’94 a oggi, le manifestazioni contro Berlusconi non sono servite a nulla. Il voto invece sì, eccome, se serve".

 (foto © LaPresse)

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