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Marco Carta, il predestinato del Sanremo targato Raiset

Il cerchio si chiude. Avevamo visto giusto quando, ieri, avevamo citato Marco Carta come favorito numero uno alla vittoria della cinquantanovesima edizione del festival di Sanremo. Peccato non averci scommesso un euro, ne avremmo ricevuti tre in cambio dagli odiosi bookmakers (che di questi tempi non sarebbe stato affatto male). Assieme a Marco Carta, trionfa la prima rassegna ibrida targata Raiset, fra la fetish Maria De Filippi venuta a coccolarsi il suo pupillo sardo che, assieme a Karima, ha costituito la delegazione Amici al festival. E una cosa bisogna dirla, al di là della pochezza del pezzo che ha vinto, La forza mia: se i talent show possono servire a dare nuova linfa (?) alla canzone italiana – o quantomeno a scoprire nuove voci, mettiamola così – ben vengano. Ma insomma la vittoria del giovane cagliartiano rispecchia la media – molto bassa – delle canzoni in gara. Nulla di che. Davvero un'occasione persa. Eppure Carta era l'unico che poteva vincere. Salvandoci dall'umiliazione Povia, piazzatosi al secondo posto. Inutile parlare del terzo classificato.

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Dunque il ventiquattrenne è lanciatissimo verso una carriera smagliante. A leggere il suo curriculum, d'altronde, non si può non pensare che il cagliaritano non sia un predestinato, dopo il trionfo dello scorso anno alla trasmissione di Canale 5. Il pezzo firmato da un altro Carta per Sanremo, Paolo, autore della Pausini, gli è stato molto utile.

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Rimane da valutare, per quanto la seconda edizione targata Paolo Bonolis sia stata oggettivamente più snella, divertente e – tranne palesi porcherie – mediamente più "guardabile", cosa ci rimanga in mano. Musicalmente parlando, ovviamente. La risposta è: quasi zero. Non c'è stata una canzone che rimarrà nella storia del festival, il livello autoriale dei pezzi è stato scandalosamente povero e la gara – questo ce lo dicono, paradossalmente, gli ottimi ascolti della trasmissione – s'è ridotta per tre serate su cinque a veloce puntello di un altro programma parallelo che si snodava fra conigliette e superospiti, indossatori e attrici, pornodive e filantropia bonolisiana. Le uniche cose buone che ci arrivano dalla Liguria sono i due giovanissimi vincitori, una di 27 anni (Arisa), l'altro di 24. E in un paese di vecchi – al di là delle canzoni – non è poco.

La canzone vincitrice

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