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Maurizio Crozza in Rai: accordo saltato. La polemica Brunetta-Fazio miete la prima vittima?

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L'uragano Renato Brunetta a Che Tempo che Fa miete la prima vittima (eccellente)? E' saltato infatti l'accordo tra Maurizio Crozza e la Rai. Ufficialmente perché i vertici della tv pubblica e l'agenzia del comico "dopo alcuni incontri hanno consensualmente convenuto di non dover procedere oltre", ufficiosamente perché la polemica innescata dal copogruppo alla Camera del Pdl sullo stipendio di Fabio Fazio (e di Littizzetto e Benigni) ha messo il direttore generale Luigi Gubitosi nella posizione di non poter arrischiare passi falsi con un altro compenso stratosferico come - sembra - quello di Crozza sarebbe stato.

Maurizio Crozza in Rai? Per lui un contratto da 5 milioni di euro

Il comunicato Rai che annuncia il mancato accordo con il comico ligure precisa che "le cifre apparse in questi giorni sono comunque destituite di fondamento", ma tant'è l'impressione è che a viale Mazzini abbiano preferito evitare di portarsi in casa l'ennesima patata bollente. I 20-25 milioni di euro spalmati su tre anni per circa 50 puntate di show più i 5 di ingaggio che si dice avrebbe ricevuto Crozza sono rimasti ben impressi nell'opinione pubblica e pure tra quei politici che hanno buon gioco a fare leva sull'indignazione per i compensi monster per attaccare la Rai.

Brunetta vs Fazio a Che Tempo che Fa: lite sullo stipendio del conduttore

E infatti ieri Brunetta è tornato alla carica su Twitter: "E' vero che Fabio Fazio guadagnerà 5,4 milioni in 3 anni per 3 ore e mezzo di trasmissione alla settimana per 8 mesi l'anno?", ha scritto in prima battuta, aggiungendo poi: "Nel compenso di #Fazio è incluso o no Sanremo? E per la Littizzetto si parla di 20.000 euro a puntata... ah, saperlo. Gubitosi risponda!". Ma non solo: l'ex ministro ha pure inviato un'interrogazione al presidente della Commissione di Vigilanza, Roberto Fico, in cui ha chiesto conferma circa la notizia riportata dai media secondo cui "Fabio Fazio avrebbe imposto un rinnovo anticipato del contratto, garantendosi una vera e propria blindatura e subordinando ad esso la conduzione del prossimo Sanremo". "Una gravissima forzatura del conduttore nei confronti della Rai", ha concluso Brunetta.

Un attacco all'arma bianca, insomma, che è stato subito cavalcato da Beppe Grillo e al quale si è unito poi il Codacons, più pacato nei toni, ma non per questo meno agguerrito. Dopo avere definito "assolutamente assurdo quanto affermato domenica da Fazio" circa la segretezza del suo compenso, l'associazione dei consumatori ha detto di avere presentato "non solo un esposto alla Corte dei conti contro la Rai, ma anche un'istanza d'accesso all’Agenzia delle entrate per avere copia delle denunce dei redditi (che sono pubbliche) dei tre personaggi televisivi (Fazio, Littizzetto e Benigni, ndr) e risalire ai cachet elargiti loro dalla Rai".

Di fronte a una simile levata di scudi, si capisce dunque perché Gubitosi e il servizio pubblico abbiano preferito bloccare la trattativa con il comico ligure, a maggior ragione dopo che pure il presidente dei telespettatori cattolici (Aiart), Luca Borgomeo, ha dichiarato: "Apprezziamo Crozza, ma chiediamo che anche per lui, come per tanti altri, sia necessario calmierare i compensi. Ancor di più in un momento di crisi".

La difesa della Rai fatta dal capogruppo Pd in Vigilanza, Vinicio Peluffo, è caduta così nel vuoto. I timori da lui espressi su "polemiche che sembrano rivolte più ad indebolire l'azienda, la sua capacità di competere, di raccogliere pubblicità e di creare programmazione di qualità anziché migliorare e rafforzare il servizio pubblico", hanno infatti decisamente meno appeal rispetto alla dicussione su milioni di euro di compensi percepiti da singole persone, come per l'appunto Crozza. Il quale, da parte sua, tace, anche se c'è "chi giura", scrive La Repubblica, che "sia di umore nero": non è difficile immaginarlo, ma - senza fare populismo - fermarsi un momento a riflettere sul valore dei soldi?

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