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Michele Santoro: 'Lascio per evitare tre anni di mobbing'

Dopo la notizia dell'accordo raggiunto tra il giornalista Michele Santoro e la Rai, secondo il quale il giornalista da dipendente diverrà collaboratore e si occuperà di docufiction forse su Raitre, è lo stesso conduttore di 'Annozero' a parlare.

Nel corso della riunione che si è tenuta ieri mattina per preparare la trasmissione di questa sera, Santoro ha detto ai suoi collaboratori: 'Ragazzi, non potevo continuare a lavorare accerchiato come il generale Custer. Non si può vivere bene in un'azienda che ti considera un nemico interno. Se digito il mio nome sulla banca dati Rai esce fuori l'espressione 'in causa''.

Secondo quanto sottolineato dal Corriere della Sera, sembra che il conduttore abbia accettato l'accordo in seguito alla decisione dell'azienda di ricorrere in Cassazione contro la sentenza con cui il 26 gennaio 2005 il giudice del lavoro obbligava la tv pubblica e restituire al giornalista un programma di prima serata. Santoro ha poi sottolineato che la scelta è stata condivisa da tutti, anche dalla sinistra del Consiglio Rai. Nonostante 'Annozero' si sia rivelato un buon prodotto per la Rai, ne sono dimostrazione i crescenti investimenti pubblicitari, il conduttore non ha ricevuto alcun appoggio. 'Allora, invece di avere appoggio, aiuti, sostegno dai vertici Rai - ha detto Santoro - ti arriva il ricorso in Cassazione. Io mi sarei aspettato ben altro. Cioè la proposta di trovare un accordo e chiudere il contenzioso giudiziario, dopo un'annata così. Al contrario, dovrei aspettare altri tre anni... Come posso lavorare così?'.

Per il conduttore lavorare in questa prospettiva è impossibile. 'La Rai avrebbe continuato a farmi oggetto di mobbing - ha spiegato Santoro - Altri tre anni di immobilità professionale'. Così il giornalista ha preferito lasciare questa strada per intraprenderne un'altra. Quella delle docufiction, del web, del satellite. Santoro ha anche parlato del cospicuo compenso e ha spiegato che, avendo un contratto da direttore e avendo altri sei anni di Rai davanti a sé, ha chiuso con uno scivolo di tre anni di retribuzione 'così come avviene con i dipendenti che raggiungono certi accordi'. Su questo punto ha replicato il collega Bruno Vespa. Secondo quanto riporatato dal Corriere della Sera Vespa ha detto: 'E dire che io, nel 2001, dopo 39 anni di azienda, ebbi una liquidazione di 300 milioni, pari a 150.000 euro di oggi...'.

 (foto © LaPresse)

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