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Mission, continuano le polemiche. Luxuria: "Scelta di pessimo gusto e ipocrita". Cucuzza difende: "Solito demagogico vizio italico di parlare in nome di roboanti principi"

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Sulla bufera che sta attraversando in questi giorni la Rai per il docu reality Mission, previsto per dicembre dove alcuni vip dovranno aiutare le associazioni umanitarie in zone disagiate dell'Africa, un post non basta più. Alla valanga di polemiche dei giorni scorsi se ne sono aggiunte altre ragion per cui sono stati necessari alcuni interventi difensivi da parte della Rai. Ma andiamo con ordine.

Mission, è polemica sulla messa in onda: Ong, Pd e web contro il docu-reality di Rai 1

Al coro delle critiche preventive si aggiunge Famiglia Cristiana che dubitando della "nobile" causa del programma scrive: "Abbiamo scarsa fiducia e considerazione di chi - parliamo dei vip - si è prestato al gioco, in cambio dei famosi 10 minuti di fama che non si negano a nessuno.(…) È il reality per una buona causa, quella che ti porta dentro la guerra e i suoi abissi guidato dalla mano amica di chi fino a ieri discuteva in tv di dieta, borse sotto gli occhi e inestetismi da botulino. Ci stupiamo di quelle Ong che si sono dette favorevoli solo perché fa pubblicità alla loro azione umanitaria".

Non è da meno neanche Vladimir Luxuria che a Antenna Radio Esse, ha fatto riferimento alla chiusura dell'Isola dei Famosi da lei co-condotto lo scorso anno: "Posso rispettare la decisione di non fare più L’isola dei famosi, si sopravvive lo stesso. Però tu, dirigenza Rai, mi dici che togli L’isola per ragioni etiche e poi mi proponi su Rai1 un reality che farà vedere dei vip che vanno dai ragazzini denutriti nei campi profughi per sensibilizzare l’opinione pubblica? Tu, come Rai, dovresti fare un servizio umanitario con degli inviati giornalisti per mostrare qual è la realtà dei campi profughi. Io dovrei vedere una Barale, un Filiberto o Albano che vanno lì a mostrare la povertà? Io la trovo una scelta di pessimo gusto e ipocrita. Un reality o è un reality, non è altro. Non esiste il reality umanitario. Di cosa stiamo parlando? E’ più dignitoso, secondo loro, fare audience facendo vedere delle persone malnutrite che facendo vedere una donna in costume. La trovo molto di più cattivo gusto.

Mission, Emanuele Filiberto e Paola Barale nel cast del reality di Rai1. Albano in forse

La Rai per bocca di Giancarlo Leone cerca di correre ai ripari e difendersi sminuendo un po' il tutto e legando la polemica all'uso della parola "reality", come dichiarato dallo stesso direttore di Rai 1 ad alcuni quotidiani, il dibattito si è acceso su una parola che nei fatti non esiste: "la presenza dei personaggi sarà documentata in loco e successivamente oggetto di montaggio. Quindi, come previsto, né diretta, né eliminazioni, né giochi, ma il racconto di realtà drammatiche con la sensibilità e la correttezza dovute. Si accettano critiche postume."

Anche Michele Cucuzza, che la scorsa estate aveva girato il numero zero (assieme a Barbara De Rossi) del docu-reality o social show (chiamatelo un po' come vi pare) non accetta che il programma venga criticato ancora prima della sua messa in onda, e in una lettera al Corriere dell'Umbria con il quale collabora affida tutta la sua linea difensiva:

(...)"Ho offerto telecamera e microfono ad alcuni di questi rifugiati (adulti, nessun minore) pensando che fosse giusto che anche noi italiani venissimo a contatto diretto con questa tragedia, una delle tante che segnano l’Africa subsahariana, assieme a guerre e carestie, come quella tristemente nota del Darfur. Naturalmente ho anche raccontato il prezioso contributo dei volontari di “Intersos” cui ho pure cercato di dare concretamente una mano, per quello che ho potuto. Lo stesso , in altri campi profughi,credo abbiano fatto,o faranno nelle prossime settimane, colleghi del mondo della tv. Apriti cielo! “Fermate il reality del dolore”, petizioni online per l’interruzione delle riprese da parte di piattaforme che denunciano “scempi”, “speculazioni”, “spettacolarizzazioni”, organizzazioni di volontari in polemica fra loro, parlamentari della Commissione di vigilanza che chiedono i cachet e di visionare la puntata zero, Grillo che scrive sul suo blog: “La Boldrini e Cucuzza non cambieranno il mondo” (...) Chi ha visto il filmato girato dalla De Rossi e da me, l’unico finora disponibile(gli altri sono,come dicevo, presumibilmente in corso d’opera)? Nessuno. Chi, mentre nel web piovono gli insulti “preventivi” e le raccolte di firme per bloccare il programma, ha notato come l’Unhcr ,che - ripeto - ha dato autorizzazione e assistenza al programma, sostiene che si tratta “di un’importante opportunità per far conoscere al grande pubblico il dramma di 45 milioni di persone costrette ad abbandonare le proprie case”? Nessuno. Chi ha prestato attenzione al fatto che la Rai abbia chiarito in tutti i modi che non si tratta affatto di un reality ma di un racconto per immagini, girate in Sud Sudan, Mali e Congo e che in studio ci saranno solo approfondimenti sulla realtà dei rifugiati con le testimonianze di chi - come il sottoscritto - ha vissuto un breve periodo nei campi profughi’? Nessuno. Sono preoccupato, caro Direttore. Non solo per la vicenda in sé, grave nei suoi sviluppi, ma anche perché temo che questo andazzo superficiale, conformista e censorio stia prendendo sempre più piede nel nostro paese. Paradossalmente, fa il paio con un’altra tendenza sbandierata a più non posso, lo pseudoefficientismo che taglia e azzera ovunque, incurante di qualità, efficienze e, in certi casi, persino eccellenze. Temo che entrambi i comportamenti nascondano, in realtà, il solito demagogico vizio italico di parlare in nome di roboanti principi, finendo poi per continuare a proteggere e dare spazio ai “soliti noti”. Non c’è da combattere solo illegalità, corruzione, furbizia, ma anche dilettantismo, discriminazione, pressappochismo. Speriamo di farcela.

Intanto il Fatto Quotidiano ha rivelato che le due puntate nel complesso sono costate 300 mila euro e, altra cosa non di poco conto, che la scorsa estate quando Cucuzza e la De Rossi rimasero bloccati in Congo per l'emergenza Ebola, la Rai smentì con un comunicato ufficiale che i due si trovassero lì per Rai 1. Insomma, la tv di Stato si ritrova, a distanza di appena dodici mesi, a difendere un programma del quale appena un anno prima negava l'esistenza.

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