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Mission, i concorrenti e i rimborsi. Giancarlo Leone lo difende, Roberto Fico attacca

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Sono ormai mesi che non si fa altro che polemizzare su Misssion, nuovo reality umanitario che andrà in onda su Rai1 il 4 e l’11 dicembre. La politica, volti del piccolo schermo ma anche associazioni umanitarie si sono espresse sull’argomento. Premesso che l’idea sulla carta non sembra così convincente giudicare un programma che non è ancora andato in onda è davvero ridicolo. Faranno parte del cast il “pacchetto di Cellino” vale a dire Albano con le due figlie Cristel e Romina Jr che si aggiungeranno a Paola Barale, Emanuele Filiberto, Candida Morvillo e Francesco Pannofino. Non è chiaro al momento se saranno utilizzate le immagini realizzate da Barbara De Rossi e Michele Cucuzza nella puntata zero. I vip che parteciparanno al programma riceveranno un rimborso spese di settecento euro al giorno a cui si aggiungerà la presenza in studio che sarà contrualizzata in modo coerente a quanto pagato per il soggiorno nei campi profughi.

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Il direttore di Rai Giancarlo Leone intervistato da Prima Cominicazione continua la sua opera di difesa del programma: Rai1 deve aprirsi a temi considerati tabù. Consapevoli che le definizioni hanno un loro senso, abbiamo voluto definire questo programma social tv. Il primo obiettivo è quello di raccontare una realtà durissima, quella cioè delle missioni umanitarie sparse nel mondo. I personaggi che abbiamo portato e che porteremo nei campi profughi vogliono rappresentare l’occhio dello spettatore. Per quindici giorni queste persone faranno la vita dei volontari in quattro differenti campi profughi aiutandoci a capire cosa sia questa realtà nobile e dimenticata. Ai cosiddetti vip non è richiesta alcuna esibizione, né incoraggiato alcuno sfoggio di vanità. Abbiamo loro chiesto di immergersi in questa realtà sconosciuta e farci capire quali siano i problemi che i volontari affrontano tutti i giorni, dalla potabilizzazione delle acque alla fornitura di cibo, dall’assistenza sanitaria all’alfabetizzazione.”

Intervenuto al Prix Italia il direttore si è anche espresso sulle aspettative auditel: “Vogliamo ricordare che esistono questi mondi al grande pubblico coinvolgendone almeno una parte: se riusciremo a fare il 15% di share, 4 milioni di telespettatori dei 30 milioni autunnali vedranno quei mondi anche atraverso gli occhi di personaggi noti. Li riprenderemo e li racconteremo, poi li riporteremo in studio con gente del settore che ci spiegherà la realtà e faremo una raccolta fondi per quei campi, se solo il 10% sarà sensibilizzato mi sentirei orgoglioso.” Le tantissime polemiche potrebbero influire positivamente sugli ascolti.

A distanza di poche ore è arrivata la risposta di Roberto Fico, presidente della Commissione Vigilanza Rai, che ha ancora una volta espresso dubbi su Mission: “Siamo venuti a conoscenza di queste cifre tramite la stampa, la Rai non ha ritenuto necessario rispondere con cura e precisione alle interrogazioni poste dai Commissari della Vigilanza Rai. Il direttore di Rai Uno la definisce “social tv”. Ma non credo che nascondendosi dietro questo nome si riescano ad azzerare i dubbi riguardo i rischi di spettacolarizzazione del dolore dei rifugiati nei campi profughi in Africa. Accostare un personaggio del mondo dello spettacolo ad essere umano che soffre, in una situazione di evidente disperazione, produce sempre una tv del dolore, che non credo corrispondere all’idea di qualità del servizio pubblico che pure il Presidente Tarantola ha dichiarato di voler perseguire. Reality o Social Tv non importa. Immaginiamo per un attimo le telecamere che riprendono i vip accanto ad uno dei profughi. Ecco, ho detto tutto.”

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