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Nuovo libro - inchiesta sulla morte di Pantani

E' appena uscito in Francia un nuovo libro su "l'affaire Pantani" intitolato "Vie et mort de Marco Pantani", scritto dal giornalista de "L'Equipe" Philippe Brunel.



Il libro in questione riapre la discussione sulla morte del ciclista (guarda la gallery del "pirata") e ripercorre il periodo compreso tra il 5 giugno 1999 al 14 febbraio 2004. Brunel fa un'operazione "nuova": non si occupa di grandezze e miserie del grande Pantani, sul tema è stato già scritto molto ed è andata in onda persino una fiction. Indaga invece sul perchè i media e, di conseguenza, l'opinione pubblica abbiano accettato da subito l'ipotesi della morte accidentale dovuta ad overdose. Niente accanimento mediatico post autopsia, niente strascichi dovuti a versioni differenti da quella ufficiale.

Eppure, racconta Brunel, dalle foto scattate al cadavere risultano ferite al naso, al collo e alla testa non giustificate dall'esame autoptico. Ed è abbastanza improbabile che un uomo solo possa mettere a soqquadro un appartamento senza provocarsi alcun tipo di lesione corporea, senza che nessuno senta alcun rumore. Ci sono indizi per ipotizzare la presenza di altre persone sul luogo della morte di Pantani, nella stanza sono state trovate due scatole con resti di cucina cinese, non ordinate da Pantani né dalla reception. Tra le pagine troviamo anche un macabro e significativo particolare: sembra che un perito , timoroso che il cuore di Pantani venga trafugato dall'ospedale (perchè?), se lo porti a casa, in un contenitore per organi, e lo nasconda in cucina senza dir nulla alla moglie.

A tutti è andata bene la versione dell'overdose, nessun dubbio. Il giornalista francese (amara constatazione ai danni del giornalismo italiano) però non ci sta. Il libro di Philippe Brunel ci fa ripensare a quei giorni, insinua dubbi leggittimi e prova a fare nuova luce su una morte tragica dalle cause ad oggi, forse, ancora non del tutto certe.

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