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Pechino Express e la vittoria del radical-trash d'autore: ecco perché Monte Bianco non può essere un degno erede

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di Simone Rausi

Pechino Express ha avuto la sua finale coi fiocchi, quella che tutti si aspettavano (e quando parlo di tutti mi riferisco ai circa 30mila utenti che su Twitter costituiscono il gruppo d’ascolto più importante per la buona salute del programma). Gli Antipodi hanno vinto portando avanti il messaggio sociale che le differenze fanno la differenza e che le furbate improvvisate (ciao Pascal) non pagano. Il filmato finale ha ammantato tutto di commozione e ha elevato lo show a programma di divulgazione. I telespettatori sono andati a letto soddisfatti, convinti di avere un buon motivo per pagare il canone Rai. E da lunedì prossimo? Lo stesso Costantino della Gherardesca, “idolo dell’internet”, ha caldamente raccomandato di non perdere “Monte Bianco”, il nuovo adventure game della rete a cui Pechino Express sta facendo da traino. Ma il programma della Balivo può davvero dirsi un degno erede? La risposta è no.

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Non possiamo giudicare prima di aver visto, è vero. Dobbiamo dare a “Monte Bianco” almeno una possibilità o, quantomeno, il beneficio del dubbio, certo. Ma la risposta è già chiara tutti: NO. E adesso vi spieghiamo il perché. Pechino Express fonda il suo successo sul suo essere dichiaratamente radical-trash e nel comunicare, in modo precisissimo, a un pubblico formato per lo più da sedicenti blogger, aspiranti tweet star, uomini e donne gay friendly, De Filippi addicted, giovani tanto brillanti quanto cinici e finti Loser che in realtà sanno di essere dei vincenti. Ok, non è esattamente un target Eurisco o un campione sociologicamente definito ma, per essere chiari, parliamo di persone che colgono l’ironia di Costantino e amano i personaggi folli e disinibiti alla Eva Grimaldi. Quello che il resto del mondo bollerebbe come “eccesso”, per i fan del programma è un nuovo mito.

Pechino Express è un continuo stimolo per questo tipo di pubblico che si trova come dentro una montagna russa sparata a tutta velocità. Se hai la battuta veloce, non c’è un minuto del programma che non senti di voler commentare con gli altri. Pechino Express si inserisce perfettamente nella cultura del trash d’autore. Non è il trash della D’Urso che prova a fare la “alta” ma poi cade nel torbido. È un trash che sa di esserlo e se ne vanta, che si prende in giro in modo autoironico e cha sa di essere per molti ma non per tutti. Non a caso, tutte le speranze per la prossima settimana sono riposte in Arisa. La cantante, e chi la segue nei social lo sa, può essere debole nel modo giusto, forte nel modo migliore, eccessiva e svampita alla perfezione, disperata e saggia così come la situazione richiede. Trash, ma d’autore. C’è anche il personaggio da buttare in pasto ai leoni, quello da odiare, e cioè Filippo Facci. Ma non basta. Il problema principale è lei: Caterina Balivo.

Certo lei canta, fa la finta scema, è solita circondarsi di personaggi improbabili come i tutor di Detto Fatto ma non è Costantino e, nonostante tutto, è troppo signorotta borghese. Monte Bianco parte già “più alto”, troppo chic. La location sa di vacanze a Cortina e non ha quel sapore esotico e cheap. Gli scenari sembrano troppo monotematici: come può tutta quella neve soddisfare la bulimia di colori, paesaggi, profumi e culture che i telespettatori di Pechino Express sono abituati a divorare in montaggi serratissimi (c’è chi si lamentava che 3 puntate nello stesso Paese fossero troppe)?. E poi manca la componente della strada, dell’evasione sognante (sul Monte Bianco ci andiamo con un paio di ore di treno) e soprattutto tutta quella cultura del diverso che ci forniva un ottimo alibi. Possiamo ridere di Pinna che mette le mani sugli scarafaggi perché abbiamo già imparato la cultura locale ecuadoregna. Non vediamo l’ora di vedere qualcuno che precipita da un dirupo ma manca la contropartita. Monte Bianco potrebbe andare molto bene, la rete ha il merito di aver fatto un ottima mossa, ma paga lo scotto di venire dopo Pechino Express, come Ratzinger dopo Giovanni Paolo II. Un tweet di uno dei fan spiega il concetto alla perfezione: “Passare da #PechinoExpress a #MonteBianco è come passare da Belen a Rosy Bindi”.

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