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Per un nuovo piano dell'offerta formativa

di Zoro

Ai miei tempi la cosa televisiva che più si avvicinava alla scuola e che più al tempo stesso se ne allontanava era Saranno Famosi.
Ognuno di noi studenti vessati il giusto dall'approfondimento di materie che addirittura anche i nostri nonni avevano studiato, sognava di dividere il proprio banco con il compianto Leroy Johnson o con la violoncellista diafana, ma soprattutto sognavamo di cantare, ballare e fare festa tutto l'anno, tutto fuorché studiare e tutto finalizzato al sesso subito piuttosto che alla fama (o alla fame) nell'arte chissà quando.
Ecco, una scuola così ovviamente stava solo in tv, era americana, era lontana, era un telefilm, appunto, e nel mondo dei sogni era giusto rimanesse.
Ma il mondo dei sogni si evolve e diventa reality, i palinsesti cambiano, le mamme imbiancano e i figli crescono, mostruosamente consapevoli dei propri mezzi, spesso oltre ogni limite consentito da rispetto e decenza. E la scuola? Cambiata pure quella, ma non ovunque, non alla stessa maniera, puzza sempre un po' di vecchio o così deve sembrare a ragazzi che ormai riconoscono come unico docente possibile Garrison e come unica autorevole Preside Maria De Filippi.

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etto ciò, riflettendo sui recenti fatti di cronaca scolastica più o meno gravi, più o meno gonfiati, più o meno verosimili, la domanda sorge spontanea: ma perché mai gli adolescenti di oggi dovrebbero perdere tempo a rispettare il professore o a studiare senza fare sega a scuola quando lì, davanti a loro, ogni giorno, ci sono coetanei che ballano, cantano, recitano, si insultano, si odiano, si battono e fanno sesso all'unico scopo di diventare famosi (ribaltando le priorità del mio tempo), spesso riuscendoci, seppur per poco?
A queste argomentazioni si potrebbe ribattere forti del fatto che se si studia si diventa secchioni e che i secchioni, si sa, vanno con le pupe in tv, ma l'esempio non reggerebbe più di tanto dal momento che non sono molti gli studenti brutti e/o ridicoli come i concorrenti della Panicucci e studiare non apparirebbe così necessario per raggiungere la fama.
La tesi, tra l'altro, sarebbe valida solo per i maschietti dal momento che le femmine, si sa, sono meglio spendibili e gestibili se gnocche e senza testa.

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allora basta con storia, italiano, matematica e latino, si defilippizzino i programmi, si platinettizzi il corpo docente e s'introducano fin dalle elementari materie e programmi formativi per una gloria televisiva il meno effimera possibile.
Si cominci da subito con storia del Grande Fratello, gite all'isola dei famosi, dialettica sgarbiana, presenza scenica mussoliniana (della nipote), recitazione di copione d'intercettazione, diritto alla chirurgia estetica, educazione fisica alla sveltina, scienza del calendario, marketing del video hard amatoriale ed economia del gettone di presenza; per i più volenterosi si istituiscano il dottorato in strategie da confessionale e il master in capitalizzazione dello sputtanamento.

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e interrogazioni si svolgano mandando gli studenti in sfida e seguendo lo schema dei pacchi o del chi vuole esser promosso, con possibilità di risposta multipla e aiutino da casa, senza escludere a priori premi in soldi per i più brillanti, collegi dei docenti con pubblico e opinionisti e scrutini col televoto. I genitori, infine, si presentino dai professori indossando la maglietta col nome del figlio, il peluche stretto nelle mani e tutto il quartiere di provenienza a fare il tifo intorno mentre una clip col commento di Lucignolo manderà al rallenty i momenti salienti del quadrimestre.
Se la scuola vuole recuperare credibilità e autorevolezza presso le nuove generazioni, tornare ad essere protagonista attiva della cultura del nostro tempo, maestra di vita o palestra di pensiero, l'unica soluzione è prendere esempio da chi alla scuola ha da tempo sottratto, con successo, questo ruolo.

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