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Recensione Open Space, prima puntata: le Iene del web in salsa moralista, Nadia Toffa promossa con riserva

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di Simone Rausi

Open Space debutta nella domenica sera di Italia Uno, quella delle Iene, e dal programma di Parenti non tiene troppo a prendere le distanze, anzi. Il nuovo format della rete ci ricorda continuamente da dove viene e a chi parla: lo studio, le divise degli inviati, la regia, perfino i tappetini musicali, tutto sembra nascere da una costola dello storico show. Ma non basta. Partiamo da Nadia Toffa, la colonna della trasmissione. È bella, è brava, è spigliata, è credibile, è molto empatica e parla bene. Ma è bastata una prima serata da protagonista per passare da indignata speciale a moralizzatrice. Prima aveva un' abbigliamento rigido e denunciava le magagne, ora veste in jeans skinny ma di rigido ci sono i giudizi morali verso gli haters, mai espressi del tutto ma evidenti più volte in un rigore quasi gesuitico. L'intero programma rischia, più di una volta – specie nella parte centrale - di perdersi in derive buoniste, quasi boldrianiane. Ci sono le luci, i colori accesi, le grafiche accattivanti ma tra le righe si vede un enorme indice puntato pronto a ricordarci come la gente non si offende. E fate i bravi, su.

Nadia Toffa ad Excite: “Sono una iena col trolley”. Guarda l’intervista

La parte debole è proprio quella di punta: il talk con ospiti sull’ “odio in rete”. Non si può far di tutta l'erba un fascio e non si possono mettere tutti coloro che esprimono opinioni ciniche sui social nel mazzo degli haters. Coloro i quali si rallegrano della morte del piccolo bimbo fuggito dalla guerra in Siria e trovato cadavere in spiaggia, non sono gli stessi che danno della raccomandata ad Aurora Ramazzotti (che poi, quando quest'ultima viene intervistata e parla della sua partecipazione a X Factor come "scrematura natuale" e invoca la "giustizia divina" verrebbe voglia di dar ragione agli haters). La generalizzazione è pericolosa e il tema è fin troppo vasto per essere trattato velocemente e, spesso, con punti di vista unilaterali e superficiali.

A proposito della velocità: il programma ha un ritmo altalenante e a tratti sincopato. I servizi non vengono lanciati e irrompono sulla conduzione come la pubblicità che interrompe Striscia La Notizia, troncando quasi di netto gli interventi in studio. Non mancano gli spunti interessanti e Open Space riesce a mettere a segno due o tre colpi importanti. Gli ospiti si trovano a rispondere in diretta alle domande scomode del dal web, questa è la cosa migliore (è così che, ad esempio, Raffaele Sollecito dichiara di essere stato corteggiato in carcere da altri uomini), in studio intervengono dei personaggi che, al di fuori della rete, non hanno mai trovato spazio (come la ragazza protagonista del video erotico ripreso dalle telecamere di videosorveglianza di un centro commerciale, intervenuta in forma anonima all'interno di una struttura scenica perfettamente inserita). Buona anche l’aderenza alla strettissima attualità (vedi la questione dei preti gay).

Diventa quindi chiaro come siano gli ospiti a fare la differenza. Ruffini e Matano, ad esempio, con il loro prendere le distanze dal popolo del web che li ha cresciuti ("la gente del web ha la memoria del pesce rosso") marcano in modo definito la distanza tra vip e nip e rendono quasi legittimo il ruolo degli haters. Il programma, che vuole denunciare certi atteggiamenti, finisce per renderli quasi comprensibili. Va meglio con le interviste face to face che alzano il livello rispetto ai momenti talk e mostrano una Toffa apprezzabile. Insomma, di base, il potenziale ci sarebbe, così come la conduttrice. Se si riuscissero a togliere gli applausi scontati, un giovanilismo artificiale e melenso (la Toffa si sorprende che Sollecito non si sia mai fatto una canna, sottolinea come sia giusto che i giovani facciano sesso in auto) e quel velo di buonismo che impedisce di dare valore al resto, questo Open Space non sarebbe poi male.

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