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Santoro-Travaglio la "pace" a Servizio Pubblico, i due si stringono la mano. Fuori onda la lite tra Borghezio e Diaw (VIDEO)

  • La7

Ad una settimana di distanza tra Michele Santoro e Marco Travaglio scoppia la “pace”. L’abbandono dello studio da parte del vicedirettore de Il Fatto Quotidiano è stato al centro delle polemiche della settimana. Santoro sul sito ha detto la sua, Travaglio ha risposto per le rime con un editoriale facendo tutto tranne che scusarsi, il patron di La7 Cairo si è schierato dalla parte del conduttore e ognuno ha analizzato il caso, qualcuno entusiasta di questa rottura altri dispiaciuti. Travaglio ieri era presente a Servizio Pubblico, lo aveva annunciato già Floris alla fine di Otto e mezzo togliendo ogni sorpresa allo spettatore. Se alla base ci siano interessi comuni o un reale chiarimento non è dato saperlo, in fondo tra poche puntate si passerà il testimone ad Announo con Giulia Innocenzi e il problema sarà parzialmente risolto.

(Santoro a Travaglio: "Sei la mia bandiera, non ho perso")

Ma veniamo a ieri sera. Santoro ha aperto la puntata con il solito monologo iniziale e ha debuttato così: Caro amico ti scrivo e non sei Marco Travaglio. Di Travaglio lessi un libro molto bello sulle tangenti alla Fiat e lo ospitai per la prima volta per parlare di Moggi, che usava regali e prostitute per arruffianarsi gli arbitri. Travaglio è juventino. (...) Dissi: 'cavolo, questo è un giornalista di razza, di talento'. Gli proposi subito di lavorare con me, ma Repubblica gli offrii un contratto a tempo indeterminato. Ci ri-incontrammo più tardi, quando Berlusconi scagliò un attacco terrificante contro la Rai".

Lite a Servizio Pubblico, Travaglio discute con Santoro e lascia lo studio

Santoro si riferisce all’editto bulgaro dell’allora Premier Berlusconi e da lì nacquero le trasmissioni con Marco Travaglio: “Quando tornai decisi di fare di Marco Travaglio la mia bandiera, il mio simbolo nei confronti del potere politico e della censura. Non ci sarebbe stato più niente di cui non si potesse parlare nella televisione pubblica. Difendendo questo simbolo, penso di aver contribuito almeno un poco a toglierci dalla faccia la vergogna nei confronti del mondo per aver sopportato il più spudorato conflitto di interessi che la storia dell'occidente ricordi. Lottando contro la censura sono diventato molto amico di Travaglio, di Luttazzi, di Montanelli, di Biagi, di Celentano. Di tante persone diverse e lontane da me. Pensavo che il nostro Paese sarebbe diventato più libero, più tollerante, più rispettare delle idee diverse. Anche se oggi sono tentato di farlo, non sono ancora disposto a dire: ho perso, mi sbagliavo.”

Nell’editoriale Santoro si è poi spostato su Beppe Grillo e sull’indisponibilità del leader del M5S a farsi intervistare da Servizio Pubblico e qui il conduttore rivela (?) che l’ex comico potrebbe ritornare come ospite a Porta a Porta. La puntata inizia con Landini, Borghezio e Bonafè ma alle 23.28 arriva Marco Travaglio in studio per il suo editoriale sul tema dell’immigrazione. Prima di sedersi il giornalista stringe la mano al conduttore ma la regia la buca clamorosamente. Quieto vivere o è di nuovo “amore”?

Sul sito del programma intanto è stato pubblicato un fuori onda con una lite tra gli ospiti Mario Borghezio e Pape Diaw, lo scontro è avvenuto durante la pausa pubblicitaria. Il tema è l’immigrazione e il clima si infiamma: Vai a mungere le vacche! Voi leghisti ladri, con tutti i soldi che vi siete rubati!” urla Diaw all’europarlmentare del carroccio che replica: “In Europa gli italiani che non hanno un lavoro vengono buttati fuori”. L’esponente di Sel continua In un Paese serio non saresti mai un eurodeputato parte l’applauso del pubblico e gli assistenti di studio sono costretti a fare da bodyguard per evitare uno scontro fisico e non solo verbale.

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