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Saviano e Fazio in "Quello che non ho" tra parole e rivincite

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Due monologhi durissimi e di grandissima intensità quelli di Roberto Saviano, che nella prima puntata di "Quello che (non) ho", andata in onda ieri sera su La7 alle 21, in diretta dalle Officine Grandi Riparazioni di Torino, non delude le aspettative del pubblico con la sua sempre più forte capacità narrativa.

Saviano cattura raggiungendo sempre l'obiettivo: informare. E questa volta lo fa con un monologo sul lavoro e sui suicidi legati alla crisi economica e un altro, agghiacciante per la narrazione fin troppo dettagliata, sui bambini di Beslan uccisi dai terroristi ceceni in Ossezia (guarda il video sotto). Tantissime le parole protagoniste della prima puntata. Si comincia con Pierfrancesco Favino e il discorso di Robert Kennedy e sul Pil che "non misura né la nostra saggezza né la nostra conoscenza, né la nostra compassione né la devozione al nostro paese".

Un programma di sole parole. E mirate sono anche le parole di Luciana Littizzetto sugli uomini che odiano le donne. Un monologo che tra un battuta e l'altra centra il tema della violenza sulle donne. "Un uomo che ti mena è uno stronzo e basta e dobbiamo capirlo dalla prima sberla – dice Luciana – gli uomini maneschi continueremo ad amarli ma questo non li cambierà, denunciamoli, e se abbiamo una figlia che ha un fidanzato del genere dobbiamo impacchettarlà e portarla a casa. Lei si incazzerà, ma noi impediamole di vederlo".

Poi ancora c'è la parola "sempre" di Pupi Avati, la musica di Elisa che cantando al piano "Father and Son" di Cat Stevens strega la platea, il monologo di Gad Lerner e Marco Travaglio sulla politica e l'anti-politica, il "ponte" di Erri de Luca, per chiudere con un inedito Paolo Rossi nelle vesti di esperto di economia mondiale che ringrazia Fazio per averlo chiamato al posto di Strauss Kahn. "La grande finanza è come il monopoli".

Una puntata non priva di frecciate. Saviano scegli di togliersi un sassolino dalla scarpa nei confronti dellaLega che ai tempi di "Vieni via con me" si era infuriata contro lo scrittore che aveva parlato dei rapporti della Lega con la mafia al Nord, tanto da far intervenire l'allora Ministro dell'Interno, Roberto Maroni, per smentire. "Dicemmo che la 'ndrangheta cercava di interloquire con tutti i partiti, anche con la Lega. Si arrabbiarono tutti. Ci dissero che era inammissibile pensare una cosa del genere. Invece il tesoriere della Lega interloquiva e come, conosceva benissimo i broker del clan De Stefano". Saviano si vendica: "Del resto la ndrangheta è uno dei migliori moltiplicatori di ricchezze in Italia. Sapeva come far fruttare i soldi della Lega. Che bello se invece di arrabbiarsi, avessero avuto voglia di interloquire con la procura antimafia. O magari nessuno nella Lega sapeva che il suo tesoriere interloquisse con la ndrangheta, chissà. Quindi interloquire è una parola, che può non piacere, ma è vera".

Come due anni fa in "Vieni via con me", la prima puntata termina con l'elenco dei "Quelli che non ho" di Fazio e Saviano. "Quello che non ho è l'idiozia di credere che sparare alle gambe a qualcuno possa portare giustizia", dice lo scrittore. "Quello che non ho è la pazienza", replica Fazio. "Quello che non ho è la leggerezza", ammette Saviano, "quello che non abbiamo più è Antonio Tabucchi", ricorda Fazio. "Quello che non ho più è Peppe D'Avanzo", lamenta Saviano ricordando il giornalista di Repubblica scomparso la scorsa estate. Ma poi Fazio ricorda che ci sono rimasti i libri di Tabucchi r Saviano dice di aver imparato da D'Avanzo che "i fatti non sono mai al sicuro nelle mani del potere". L'ultima parola a Fazio: "Quello che ho, è un Presidente della Repubblica di cui sono orgoglioso".

Il monologo di Saviano sulla tragedia si Beslan

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