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Saviano, terza puntata: Eternit, ricordo di Falcone e paghetta del Trota

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"Proteggere Roberto Saviano". Finisce con queste tre parole pronunciate da Fabio Fazio, "Quello che (non) ho", programma fatto di parole che ieri sera ha salutato i telespettatori di La7 chiudendo con la terza e ultima puntata. Pochi minuti prima lo scrittore campano avevo ringraziato gli uomini della scorta di Torino che lo hanno "tenuto in custodia" in questa tre giorni di libertà.

L'ultima corsa della trasmissione si è aperta sulle note di "Che cosa sono le nuvole", scritta da Domenico Modugno su testo di Pier Paolo Pasolini che permette l'entrata in scena di Fazio: "Quello che non ho è Pier Paolo Pasolini. Quello che ho è Roberto Saviano". Un accostamento che subito suona abbastanza azzardato.

Tocca all'attore Claudio Santamaria interpretare il brano di Fabrizio De Andrè (titolo della trasmissione), poi torna in scena Saviano. Lo scrittore parla nel suo monologo drammatico, arricchito dalla testimonianza di Romana Blasotti, di Casale Monferrato e del caso Eternit. Saviano legge una lunga lista, che fa rabbrividire, di terribili malattie causate dalla polvere dell'amianto che ha fatto centinaia di vittime nel paese. "L'amianto - dice Saviano - c'è, c'è sempre stato, ce l'abbiamo davanti agli occhi ma non ha colore, è evidente ma nessuno l'ha saputo distinguere". Interviene così il presidente dell'Associazione Familiari Vittime d'Amianto, moglie di una delle vittima, che con la voce rotta dal pianto racconta la parola "polvere".

E' il turno di Elisa che canta il brano "Hallelujah" di Leonard Cohen, poi Claudio Magris racconta i "centimetri" di distanza tra sezione maschile e femminile del collegio universitario di Torino. Un bel momento dello spettacolo lo dobbiamo a Massimo Gramellini. Il giornalista come parola sceglie "paghetta", riferendosi chiaramente alle vicende giudiziarie dei figli di Bossi: "I bambini giocavano con i pupazzi di Shrek, loro con Calderoli". E ancora: "Il Trota prende più soldi di paghetta della figlia di Tom Cruise. Ma la differenza più seria è che a lei la dà Tom Cruise, al Trota finora l'abbiamo pagata noi".

Il secondo monologo di Roberto Saviano è un omaggio a Giovanni Falcone e Paolo Borsellino: quest'anno, infatti, ricorre il 20esimo anniversario della loro morte. Lo scrittore così comincia a leggere l'intervista di Gianni Minà ad Antonino Caponnetto in cui l'ex magistrato denunciava, nel 1996, la delegittimazione a cui fu sottoposto Falcone, ma anche la consapevolezza di Borsellino di essere ormai "un morto che cammina" dopo l'uccisione dell'amico giudice. "Non so cosa siano stati per me Falcone e Borsellino - dice Caponnetto - Sono stati la parte più importante della mia vita, sono stati tutte queste cose insieme: amici, colleghi di lavoro, figli, fratelli. Sono stati un punto di riferimento insostituibile nella mia vita".

"Quello che (non) ho", non è neanche finito ma è subito partita la corsa della Rai che, dopo il successo di ascolti del programma su La7, pensa di affidare la prima serata di Raitre alla coppia Fazio-Saviano che protrebbe tornare già il prossimo autunno. Lo vorrebbe fortemente Loris Mazzetti, capostruttura di Raitre responsabile di Che tempo che fa, che già condivise con Fazio e Saviano l'esperienza di Vieni via con me: "La Rai definisca immediatamente un incontro con Saviano per metterlo sotto contratto". Saviano comunque resta legato in esclusiva con La7 per due anni, ma una deroga (come nel caso di Fazio) potrebbe consentirgli di tornare in Rai.

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