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Scoperta finta intervista di Guido Galli, vittima del terremoto ad Haiti

Il terremoto ad Haiti è stato definito l’Apocalisse: centinaia di morti, soccorsi che non arrivano, persone che soffrono la fame e la sete e a tutto questo si aggiungono gli sciacalli non solo tra le macerie ma anche nella comunicazione, alla ricerca di uno scoop impossibile.

Il 14 gennaio, infatti, il quotidiano La Nazione aveva riportato un'intervista a Guido Galli, funzionario Onu, che raccontava l’inferno a cui era scampato. Secondo il giornale il fiorentino era vivo, sopravvissuto miracolosamente al disastro, con tanto di familiari rassicurati dalla tragedia. Vivo, morto o X? Una domanda lecita poiché Guido è la seconda vittima italiana accertata a Haiti.

Si legge sull'articolo: 'Poche parole: «E’ stato un inferno — ha detto Galli —. Il mio capo e il collega che stava con me sono morti nel crollo del palazzo in cui in quel momento stavamo lavorando». Lui è scampato alla morte. Solo questo si è saputo, perché le comunicazioni sono praticamente impossibili a causa dei danni provocati dal devastante sisma. Ma è già abbastanza. E’ già sufficiente per tirare un grande sospiro di sollievo'.

A far emergere quest’errore è Francesco Costa dal suo blog in cui sono stati rilasciati molti commenti dal popolo del web, sempre attento a verificare le fonti e le notizie. Il contrario di quanto pensa Gianni Riotta, che sul Sole 24 ore, in un’intervista a Lanier, guru d’internet e dei new media, afferma di condividere molte delle preoccupazioni espresse dall’esperto, accusando Google e Wikipedia di 'mischiare diamanti e cocci di bottiglia'. E aggiunge: 'Bisogna riportare sulla rete quei canoni di serenità, autorevolezza, vivacità, impegno, buona volontà, dibattito, critica che sono da sempre trade mark della libertà, dell'onestà, della ragione. Senza perderne la ricchezza, la spontaneità, l'uguaglianza'.

Parole superflue visto il dibattito suscitato da questa finta intervista. Ecco alcuni pensieri e ipotesi:

'Penso che la probabilità che si becchino qualche tentativo di rivalsa da parte della famiglia sia altina, ma anche se pagassero non è quello il punto: si tratta di una maniera di fare giornalismo, questa volta è eclatante e grave, ma non è certo la prima e non sarà l'ultima volta che si pubblicano notizie senza nemmeno provare a verificarle'.

'Le uniche possibilità che li assolverebbero parzialmente sono: 1) qualcuno si è spacciato per lui al telefono, a Haiti (mi sembra francamente impossibile). 2) Qualcuno ha riportato al giornalista, spacciandola per vera, una conversazione che non è mai avvenuta'.


'Dovrebbero seppellirsi dalla vergogna' .

Foto: Francesco Trusiano

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