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Un posto al sole come Palazzo Grazioli

L'attualità e la cronaca entrano sempre più all'interno della finzione e così sabato scorso, durante Un posto al sole, si è assistito ad una scena che sembrava di aver già vissuto pochi mesi fa.

Silvana, la moglie del giudice Sassi, decide di rivolgersi a un importante quotidiano per rivendicare il suo diritto di donna tradita dal marito: "se mi sono decisa a scrivere questa lettera", scrive la donna, "è per un imprescindibile bisogno di verità. Mio marito Nicolò Sassi ha fama di magistrato serio ed integerrimo. Ma è una fama immeritata".

Parole che fanno tornare in mente quelle scritte da Veronica Lario nel 2007 pubblicate da Repubblica: "egregio Direttore, con difficoltà vinco la riservatezza che ha contraddistinto il mio modo di essere nel corso dei 27 anni trascorsi accanto ad un uomo pubblico, imprenditore prima e politico illustre poi, qual è mio marito".

Dopo la pubblicazione della lettera la vi­ta del magistrato diventa un inferno e addirittura all'uomo viene tolto l'incarico che stava seguendo.

Ironica la chiusura di Aldo Grasso che, paragonando Palazzo Grazioli a Palazzo Palla­dini di Un posto al sole scrive che "nella soap, s’intende", il magistrato viene tolto di mezzo per via delle sue questioni private.

Nella vita quotidiana le cose vanno diversamente e alla soap non spetta altro compito che "vendicarsi della realtà".

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