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Vieni via con me, Roberto Saviano racconta la macchina del fango

'Io vorrei rivolgermi ai giovani, stasera, nella prima puntata di Vieni via con me, per spiegare che la macchina del fango non è nata oggi, ma lavora da tempo. Quando si dà fastidio a chi comanda si attiva un meccanismo fatto di dossier, di giornalisti conniventi, di politici faccendieri che cercano attraverso media e ricatti di delegittimare i rivali'.

Così Roberto Saviano, questa mattina su Repubblica, spiega come sarà il programma che andrà in onda questa sera alle 21 su Raitre. La trasmissione con Fabio Fazio che indagherà tra i motivi per cui gli italiani restano e non scappano dall'Italia e quelli per cui sono pronti a fuggir via. Ospiti della serata l'atteso Roberto Benigni, Claudio Abbado, Daniele Silvestri, Nichi Vendola e Angela Finocchiaro.

Lo scrittore, racconta anche le sue emozioni, quelle nel costruire, per la prima volta, un programma televisivo, ma soprattutto spiega le difficoltà e le polemiche intorno alla messa in onda di una trasmissione che doveva essere censurata. Per questo parla di 'delegittimazione', la parola con cui deve lottare quotidianamente.

Per combattere il nemico bisogna fare credere che mente, bisogna mostrare i suoi lati deboli, i vizi della sua vita privata, scoop che creano solo polveroni, parlare di stipendi gonfiati e di ospiti costosi o che ti arricchisci parlando di camorra. Tutto questo per potere manipolare e gestire le idee di qualcun altro. Questa sera, però andranno in onda anche se i nemici sono pronti a sferrare un colpo con l'arma dell'autitel.

'Nel caso della televisione italiana purtroppo il diritto a parlare lo conquisti con gli ascolti e con una comunità pronta a difenderti. Senza ascolti non si ha una seconda opportunità. E questo soprattutto per la tv pubblica è una dialettica ingiusta, bisognerebbe guardare alla qualità, alla necessità di un programma'.

Ci crede Roberto e con lui Fabio Fazio e tutti coloro che hanno lottato per questo programma e spera che possa rendere gli italiani più uniti: 'Siamo qui, per provare a raccontare quella parte del Paese, che è la più grande, che ha voglia di ridisegnare questa terra, ha voglia di dire che non siamo tutti uguali, che la nostra diversità risiede nel saper sbagliare senza essere corrotti, nell’avere delle debolezze che non comportino ricatti ed estorsioni. E nel sognare, senza vergognarcene, di tornare a chiamare questa terra ora tanto infelice, patria'.

 (foto © LaPresse)

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